Gite, la ricetta dei prof per salvarle dall’estinzione: fare viaggi alternativi

Sicura, poco affollata, che permetta di controllare i ragazzi e di spendere poco: ecco le caratteristiche che, secondo i docenti, dovrebbe avere la meta ideale per il viaggio d’istruzione

gite

Il settore turistico, in Italia, è forse tra quelli che ha accusato di meno la crisi. Ma questo discorso vale quasi esclusivamente per le grandi città, per le località inserite nei circuiti principali o per le mete classiche delle vacanze estive e invernali. Chi si trova a dover gestire un’attività nei centri più piccoli potrebbe non essere dello stesso avviso. L’isolamento, specie fuori stagione, si fa sentire. Per loro, però, potrebbe aprirsi una grande occasione di riscatto. Grazie a dei clienti particolari: gli studenti in gita. Perché la scuola è pronta a correre in soccorso di un’intera economia. L’importante è bussare alle porte delle aule con un’offerta adeguata. Che piaccia soprattutto ai docenti. Altrimenti non si parte: secondo un sondaggio di Skuola.net, quando la gita salta, in 1 caso su 4 è perché i prof non se la sentono di accompagnare i ragazzi. Ma non è un’impresa impossibile. Basta assecondare le loro esigenze. Quelle evidenziate dall’ultimo rapporto elaborato da Geetrips, piattaforma digitale specializzata nei viaggi d’istruzione.

Gita sì ma alternativa…
Dei quasi 1500 insegnanti interpellati, infatti, addirittura il 92 per cento valuterebbe la possibilità di scegliere una meta meno classica, aprendo di fatto il mercato a destinazioni emergenti. I motivi? Su tutti c’è la maggior sicurezza che una zona meno caotica o “sensibile” (come una città d’arte o un grande centro urbano) riesce a garantire: è stata indicata dal 59 per cento dei professori. Subito dietro – tra le priorità per il 55 per cento del campione – la possibilità di avere un controllo più stretto sugli studenti. La fonte di ansia numero uno per tantissimi docenti in gita. Importantissimi, però, anche gli aspetti didattici: solo se c’è qualcosa d’interessante da vedere in zona ha senso scegliere una meta alternativa (lo dice il 49 per cento). E se la soluzione scelta è scomoda da raggiungere? Nessun problema: tanto la maggior parte delle scolaresche si muove in pullman (il 51 per cento alle superiori, l’82 per cento alle medie).

…ed economica
Proprio la pertinenza con il programma scolastico è messa in cima alla scala dei fattori che influenzano la ricerca della destinazione perfetta. Tanto è vero che se c’è da organizzare una gita per le superiori, il 45 per cento dei docenti chiede esplicitamente di inserire nel viaggio anche attività di Alternanza scuola lavoro (obbligatorie per i ragazzi dell’ultimo triennio). Ma al secondo posto c’è il prezzo. Per molte famiglie la gita può essere una spesa impegnativa; specialmente se i figli sono alla fine del percorso scolastico.

Lo mostra lo stesso rapporto, che ha provato a stimarne il costo medio. Partendo dal numero di notti che, in genere, una classe passa lontano da casa: alle superiori, per quasi 7 gruppi su 10, sono minimo tre (ma nel 19 per cento dei casi arrivano almeno a cinque). Incrociando questo dato con i prezzi degli alberghi, il conto è presto fatto: a Roma e Firenze, per pernottare in alta stagione (per le scuole sono i mesi di aprile e maggio) – in una tripla di un hotel tre stelle in zona centrale – ogni studente deve sborsare circa 44 euro al giorno; a Milano 46 euro. Se la gita fosse effettivamente di cinque notti, il totale verrebbe tra i 220 e i 230 euro a persona. Solo per dormire. E l’analisi si è limitata all’Italia. All’estero, le spese per il trasporto (quasi obbligatoriamente in aereo) fanno lievitare ulteriormente l’ammontare della gita.

Per questo i professori, per dare a tutti la possibilità di partecipare al viaggio d’istruzione, oltre a scegliere una meta poco battuta, si rendono disponibili a portare i ragazzi in gita in bassa stagione. La stagione alternativa per eccellenza è l’autunno: il 26 per cento partirebbe a ottobre, il 20,5 per cento a novembre, l’8 per cento tra dicembre e gennaio. E per economizzare ulteriormente sull’alloggio punterebbero sistemazioni low-cost; come le strutture religiose. Il 68 per cento dei docenti prenderebbe in seria considerazione tale ipotesi: si rinuncerebbe a qualche comodità ma la sicurezza e il controllo sugli studenti sarebbero assicurati.

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