Giuseppe De Lillo, il ricordo tra emozioni e solidarietà

All'Università Europea di Roma un evento in memoria a un anno dalla scomparsa, con la presentazione di un libro e un cd con testimonianze della sua vita e alcuni suoi scritti

È stata una serata all’insegna della solidarietà l’evento svoltosi presso l’Università Europea di Roma per ricordare la figura di Giuseppe Maria De Lillo, scomparso un anno fa a soli 43 anni in seguito a una grave malattia, e il suo impegno quotidiano al servizio degli ultimi. Uno spettacolo organizzato dalla compagna di Giuseppe, Arianna Leggeri, per riunire una sera tutti coloro che sono stati vicino a Giuseppe De Lillo o che da lui sono stati aiutati come la Fondazione “Operation Smile” o la “Casa di Andrea Tudisco”, senza dimenticare l’associazione fondata dallo stesso De Lillo, “Natale 365”, per ricreare ogni 25 del mese la magia e l’atmosfera del Natale per i più bisognosi.

La bellezza del dono 
La serata è stata presentata da Emanuele Castrucci e dall’attrice Daniela Poggi che, nelle intenzioni di Giuseppe, prima che si ammalasse, avrebbero dovuto presentare un evento nelle Marche per raccogliere fondi a beneficio delle popolazioni terremotate.  Sul palco si sono avvicendati personaggi del mondo dello spettacolo, della politica e della moda: dall’attore Paolo Triestino al regista Christian Marazziti, da Santo Versace che, non potendo essere presente, ha inviato un messaggio, ai deputati Renato Brunetta e Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera. Questi ultimi hanno consegnato un assegno destinato alla Fondazione “Operation Smile” rappresentata dal dottor Domenico Scopelliti. Al momento della donazione Brunetta ha ricordato la figura di Giuseppe De Lillo e l’importanza del dono come poi ci ha spiegato: «Il dono è una follia. Una follia che cambia il mondo. Ho fatto l’economista tutta la vita, l’economia migliora il mondo ma non lo cambia, il dono lo stravolge e fa essere un insieme di persone una comunità. Il dono è questa meravigliosa follia che Giuseppe ci ha insegnato».

Quanta generosità 
Nel corso della serata è stato consegnato anche un altro assegno, destinato alla “Casa di Andrea Tudisco”, dove ogni 25 del mese con la sua associazione, “Natale 365”, Giuseppe portava doni ai piccoli pazienti ricoverati nel reparto di oncologia. A fare la donazione, che contribuirà ai lavori della nuova sede dell’Associazione “Andrea Tudisco Onlus”, il presidente di M&G Holding, Luca Gallo che ricorda: «Quando i fratelli De Lillo mi hanno proposto questa situazione, non ho esitato nemmeno un attimo e ho subito fatto la donazione. È una cosa bellissima, dovremmo farlo tutti quanti, soprattutto quelli che hanno possibilità di farlo, dovrebbero farlo sempre. Magari in memoria di un personaggio, una persona meravigliosa come era Giuseppe De Lillo, che ho conosciuto grazie alle parole dei fratelli che mi hanno parlato molto di lui».

Gli scritti di Giuseppe
Durante l’evento sono stati letti alcuni estratti del libro “Diamo una chance a La Bellezza che è in noi”, curato da Carmelo Pandolfi, che raccoglie testimonianze sulla vita di Giuseppe De Lillo e una raccolta di suoi scritti. Questi sono stati riuniti in un cd e narrati da Lavinia Biagi, Andrea Bellocchio, Alessio Caruso e Massimo Cimaglia con le musiche di Fabio Lombardi e il ricavato della vendita di questi prodotti andrà in beneficenza all’associazione “Natale 365”.

La famiglia al completo  
In chiusura, sono saliti sul palco Stefano De Lillo e la compagna di Giuseppe, Arianna, che lo ha sempre supportato e, dopo la sua scomparsa, ha continuato insieme ai volontari a occuparsi della sua associazione. «Giuseppe aveva fatto sempre del dono la sua vita – ricorda Stefano De Lillo – sottolineando, come diceva San Paolo, che ciò che resta di ognuno di noi è la carità e l’amore e lui aveva fatto della sua esistenza una vita di servizio, di dono e di carità». Infine, Fabio De Lillo, ai nostri microfoni, traccia un ritratto della figura di suo fratello Giuseppe: «Era una persona normale che aveva nel cuore questo sogno di poter far sì che tutte le persone avessero come obiettivo quello di sentirsi un po’ vicini a chi soffre».

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