Gli esperti: “settore assicurativo dinamico, M&A pronto a ripartire”  

Il settore assicurativo italiano sta vivendo una fase di vitalità e dinamismo, con innovazioni sia di prodotto che di soluzioni distributive. L’interesse per il Paese, con la capacità di risparmio delle famiglie e l’ancora bassa propensione all’assicurazione, è alto e molti gruppi internazionali, dalle compagnie assicurative internazionali ai fondi di private equity, guardano con interesse al settore. E dopo diverse operazioni di peso negli ultimi trimestri, il comparto assicurativo italiano è pronto per un nuovo giro di consolidamento. Nei prossimi mesi asset ritenuti non-core potrebbero essere messi sul mercato, così come gruppi con business troppo piccoli per essere profittevoli potrebbero decidere di vendere. O anche di comprare, per raggiungere economie di scala adeguate.  

Il ramo Danni in Italia, sottolineano esperti contattati dall’Adnkronos, ha ancora molto da esprimere, in particolare i segmenti più coinvolti dalla digitalizzazione e dall’insurtech. Come dimostrano le acquisizioni di Facile.it e di Prima.it. L’Rc Auto online, con una penetrazione di mercato sotto il 10%, ha una diffusione ancora contenuta e sono molto promettenti i segmenti Salute e Home. Il ramo Vita, da parte sua, ha riscosso un certo successo nell’ultimo anno. Ora però il settore è frenato dallo spread, che, volato oltre quota 300 punti, deprime le valutazioni degli asset e la voglia dei potenziali venditori di vendere. Se si raffredderà, potrebbero arrivare operazioni di fusione e acquisizione, anche di peso. I grandi gruppi assicurativi internazionali che potrebbero riorganizzare la propria presenza in Italia sono Allianz, Aviva, Helvetia e Groupama. Anche la francese Covea potrebbe cercare una nuova rete distributiva dopo l’accordo di bancassurance che Cattolica ha siglato con Banco Bpm. I fondi di private equity con competenze nel settore sono alla finestra e ulteriori trend di consolidamento sono attesi nel mid-market e nel mondo dell’intermediazione assicurativa.  

“Il settore nella sua totalità sta continuando a sperimentare una significativa attrattività e questo è legato a una serie di trend in corso che sono connessi al digitale”, spiega Silvano Lenoci, partner di Kpmg che segue l’M&A per il settore assicurativo. “Sul mercato ci sono dei trend interessanti, ad esempio sulla parte Danni retail il segmento della Salute e della Casa sono dei trend in ascesa. C’è anche un rinnovato interesse nell’ambito Vita, come dimostrato dalle recenti operazioni nella bancassurance”. Il settore Danni, esclusa tutta la componente Rc Auto oggi in perdita, è profittevole. E, sottolinea Marco Falchero, associate partner di Pwc e Deals Insurance Leader, rappresenta “un’opportunità inespressa”, con gli italiani che spendono ancora molto poco per proteggersi dai rischi rispetto al resto d’Europa. Le famiglie e le piccole e medie imprese, secondo l’Ania, l’associazione italiana delle compagnie assicurative, sono sottoprotette: il 78% delle case in Italia è esposto a un rischio medio-alto, anche a causa dei cambiamenti climatici, ma solo il 2% è assicurato. 

Sul mercato Danni si muovono attori che offrono una vasta gamma di prodotti, ma, continua Falchero, “in futuro la specializzazione sarà la chiave per garantire efficienza e quindi risultati positivi”. Quindi gli operatori procederanno a liberarsi dei business non-core, attraverso la cessione di portafogli. Il ramo Danni “ha mostrato un minore interesse in ambito M&A rispetto a quello Vita. A nostro avviso questa situazione perdurerà ancora per qualche mese, dopodiché l’interesse aumenterà, anche grazie ai maggiori ritorni che il settore è in grado di riconoscere ai propri investitori in una situazione caratterizzata da bassi tassi di interesse”. Inoltre, evidenzia Lenoci, sotto una certa soglia dimensionale minima “si pone una questione di efficienza e di allocazione ottimale del capitale e una questione di investimenti che oggi sono richiesti nel digitale, nell’Internet delle cose e dell’intelligenza artificiale”. I gruppi con asset di dimensioni non sufficienti, “in assenza di opportunità di acquisto, si porranno il tema dell’opportunità di uscire”.  

Uno dei segmenti di interesse nei prossimi anni sarà la digitalizzazione del settore Danni. In Italia ci sono state diverse operazioni nei mesi scorsi, come le operazioni su Facile.it, acquistata dal fondo svedese Eqt, e su Prima.it da parte di Goldman Sachs, supportata da Blackstone, o il lancio della Spac Archimede di Andrea Battista con un focus sull’insurtech. Andrea Tammaro, associate partner di Ey, ricorda che, “avendo l’assicurazione online raggiunto una penetrazione di mercato del ramo Danni, e in particolare nell’Rc Auto, tra il 7% e il 10%, quest’ultimo viene considerato ancora poco penetrato”. Qui gli operatori presenti sul mercato e i nuovi entranti potrebbero cercare di lanciare nuove iniziative da zero o di acquisire player che già operano sul mercato.  

Anche il settore Vita in Italia è molto concentrato e presto potrebbero finire sul mercato compagnie di dimensioni piccole e medie e asset considerati non-core nell’ambito di un processo di riorganizzazione di alcuni gruppi presenti nel Paese. Progetti di riorganizzazione che riguardano principalmente grandi gruppi internazionali, “con una serie di operazioni potenzialmente anche molto rilevanti e con gli operatori potenzialmente già nei prossimi sei mesi andranno a ridisegnare la propria presenza nel Paese vendendo o comprando pezzi di asset assicurativi”, dice Tammaro. Un discorso a parte va fatto per le compagnie controllate da fondi di private equity, come Apollo e Cinven. I due fondi, completato il proprio ciclo di investimento, dovranno decidere se cedere le proprie compagnie o se puntare alla quotazione in Borsa. Una decisione che potrebbe avvenire nei prossimi due anni, ma che potrebbe indurre al contrario i fondi a comprare ancora.  

Ma nei prossimi mesi il fattore che regolerà la ripresa dell’M&A nel settore Vita sarà lo spread. Il differenziale di rendimento fra Btp e Bund incide molto sul business assicurativo, in particolare sulle compagnie che hanno una forte esposizione verso i titoli di Stato italiani, e “ha un impatto sui potenziali venditori perché le valutazioni si sono compresse”, sottolinea Erberto Viazzo, responsabile della consulenza finanziaria per il settore dei servizi finanziari di Ey. A causa della fiammata dello spread le valutazioni degli asset “sono scese e i gruppi che potevano essere venditori sono in attesa di capire cosa succede e non vogliono vendere ai minimi”. In ogni caso l’interesse verso l’Italia “rimane comunque molto elevato. Se le valutazioni scendono, ovviamente il mercato si congela”, spiega Viazzo.  

In ogni caso molti soggetti stanno guardando il mercato assicurativo italiano, studiando le prossime mosse. Gli attori dell’M&A, secondo gli esperti del settore, saranno principalmente i grandi gruppi assicurativi tradizionali, i fondi di private equity e nuovi gruppi interessati ad aprire una posizione in Italia. Per Falchero di Pwc nel Danni “un ruolo importante, nei prossimi anni, sarà svolto da parte dei fondi di private equity di piccola o media dimensione, che a oggi non hanno ancora guardato il panorama italiano”. Ai fondi si affiancheranno compagnie straniere, “che storicamente hanno sempre mostrato una maggior specializzazione rispetto alle compagnie italiane, che compreranno una serie di piccoli portafogli diventando un player d’eccellenza sul mercato italiano”.  

Mentre nel settore Vita, secondo Lenoci di Kpmg, “c’è ancora qualche partita molto interessante sulla parte bancassicurativa Vita e poi ci sono anche asset che potrebbero avere una dimensione rilevante”, ma molto dipenderà dal riposizionamento dei gruppi e dall’avvicendamento a livello di amministratori delegati, come nel caso della britannica Aviva. “Bisognerà attendere l’insediamento di questi nuovi attori per capire che strategicità potrà avere l’Italia nel loro perimetro di gruppo. Da qui a 18 mesi qualche grande gruppo internazionale potrebbe riconsiderare, in assenza di crescita, la dimensione di quanto in possesso e riaprire un risiko assicurativo in Italia”.  

(Fonte: Adnkronos)