Governo, Brunetta: «L’Italia resta ferma. E’ ultima per crescita in Europa»

Il deputato e responsabile economico di Forza Italia: «Dopo il demagogico taglio dei parlamentari, con l'irrisorio taglio della spesa pubblica che ne deriva, ecco che la maggioranza rimane alle prese con i veri problemi economici» 

governo
Renato Brunetta (foto da Facebook)

Gli esponenti del governo, in particolare quelli del M5S, hanno esultato per il taglio dei parlamentari, ma per Renato Brunetta adesso viene il difficile per chi sta alla maggioranza. Perché «dopo il demagogico taglio dei parlamentari, con l’irrisorio taglio della spesa pubblica che ne deriva, ecco che il governo rimane alle prese con i veri problemi economici e finanziari del Paese. Il primo e più importante è quello della crescita economica. Il secondo quello dell’aggiustamento dei conti pubblici». L’ha scritto in una nota il deputato e responsabile economico di Forza Italia.

Nel dettaglio
«Sul primo, i principali osservatori internazionali sono ormai concordi nel ritenere che la crescita del Pil sarà pari a zero quest’anno e a zero virgola nei prossimi due – continua Brunetta – In pratica, il Paese rimane fermo, ultimo nella classifica della crescita tra tutte le economie europee, anche per effetto delle inutili e controproducenti manovre economiche intraprese dal governo. In più, bisogna considerare, come ha giustamente sottolineato ieri anche l’Ufficio Parlamentare del Bilancio, i rischi derivanti dal contesto economico internazionale».

L’asse con la Germania e l’Inghilterra 
Renato Brunetta, poi, punta il focus su quello che sta accadendo dentro l’Europa, in particolare a Berlino e a Londra: «Da una parte la crisi manifatturiera tedesca, che non accenna a diminuire e che sta portando l’economia della principale locomotiva europea in recessione. Per l’Italia è un grosso problema, dal momento che Berlino è il principale partner commerciale del nostro Paese e interi settori della manifattura italiana stanno risentendo pesantemente della riduzione degli ordini provenienti dalle imprese tedesche. Dall’altra la Brexit, che non riesce a trovare un compromesso tra Regno Unito e Unione Europea, con danni reciproci che si stanno già avvertendo in termini di riduzione di flussi commerciali e di consumi. Se una soluzione non dovesse essere concordata prima della scadenza del 31 ottobre, si rischia un ulteriore stallo produttivo e delle vendite in Europa».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here