Governo, Di Maio: «Non cadere nell’annuncite: è una sindrome leghista»

Il leader M5S, in un'intervista al Fatto Quotidiano, richiama gli alleati di governo a dare più peso ai fatti che alle parole. Poi, parla delle prossime regionali e delle fuoriuscite dal MoVimento

manovra

Basta annunci. Questo il desiderio del leader M5S, Luigi Di Maio, che durante la sua visita a Terni, per la campagna elettorale delle regionali in Umbria, aveva chiesto agli alleati di pensare di più ai fatti. Un’opinione rimarcata anche in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano: «Vedo membri di governo che scrivono la manovra sui giornali, ma non bisogna cadere nell’annuncite: è una sindrome leghista».

Troppe interviste
Inoltre, il ministro degli Esteri parla delle tante interviste riguardanti il nuovo soggetto politico fondato da Matteo Renzi, Italia Viva: «Leggo – aggiunge Di Maio – troppe interviste tra Pd e Italia Viva, gli uni contro gli altri e così si dà la percezione di una lite continua nel governo. Ma non bisogna rincorrere uno che ha il 4 per cento, gli fanno solo unfavore – e – se si andasse a elezioni, il suo partito non entrerebbe in Parlamento. Rispondendogli, non si fa che alimentare la promozione della Leopolda, cioè il suo gioco». Quando viene fatto notare che anche il premier, Giuseeppe Conte, ha risposto a Renzi, Di Maio replica: «Se Giuseppe gli ha risposto significa che doveva farlo. Ma penso che sia il momento di fare un punto tra ministri e capigruppo per dare chiaramente le regole di ingaggio, perché i problemi di comunicazione potrebbero diventare politici”. Quanto alla vicenda Barr-Russiagate e Copasir, alla luce delle richieste di Renzi al premier, Di Maio ribadisce: «Le considerazioni di Renzi non meritano risposta. Per il resto, io mi fido ciecamente di Conte, e sono certo che darà tutte le risposte necessarie in audizione al Copasir».

Capitolo regionali
Durante l’intervista, il ministro affronta anche il tema delle fuoriuscite dal MoVimento: «Non ho segnali di altre uscite, ma voglio dire che certi comportamenti non sono tollerabili. Sabato ho sentito in conference call gli avvocati del M5S, e abbiamo deciso di chiedere a chi è uscito i soldi delle restituzioni non effettuate e quelle per gli anni che passeranno in un’altra forza politica. Questi parlamentari hanno firmato un contratto e devono rispettarlo». Il colloquio, poi, verte sulle prossime elezioni amministrative. Riguardo alla deputata 5 Stelle, Dalila Nesci e al suo annuncio di volersi candidare a guidare la regione Calabria, Di Maio precisa: «Dalila è intelligente, e sa che non si può fare. Abbiamo delle regole e vanno rispettate. Non esistono deroghe. Ho visto questa Carta di Firenze (documento scritto dai dissidenti, ndr): il problema non è l’iniziativa in sé, ma l’utilizzo improprio del simbolo. Non posso tollerarlo, altrimenti si crea un precedente».
Per le elezioni umbre, invece, non sembrano esserci problemi con il candidato Vincenzo Bianconi: «È bravissimo, ci ha cercato lui ed è il perfetto candidato per un patto civico». Inoltre, il fatto che in passato abbia votato per un candidato sindaco di destra «conferma che è post-ideologico, cioè che va benissimo. Mi aspetto che tutto il governo partecipi alla campagna elettorale e sono lieto che anche Conte abbia dato la sua disponibilità».

Riorganizzazione
Infine, Di Maio ricorda che «gli iscritti mi hanno votato e riconfermato, ma se si chiede la redistribuzione dei compiti sono il primo a volerla». Per questo spiega che “Italia5Stelle” lancerà «le modalità di candidatura per i facilitatori nazionali e i referenti territoriali. Tra i 12 nazionali e i territoriali si arriverà a quasi cento persone. E, se si dividono le responsabilità, io sono contento. Ora – conclude – se si perde nel più piccolo Comune, è sempre colpa mia. Con i referenti, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».