Governo, Maroni: «Se va in crisi e si vota a primavera Salvini stravince»

L'ex segretario del Carroccio parla della durata del nuovo esecutivo, delle conseguenze per Matteo Salvini e dell'ultima manifestazione a Pontida

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Roberto Maroni, ex segretario della Lega, commenta l’ultima manifestazione del partito a Pontida: «È stato un grande successo, che ha visto una grande e rinnovata alleanza tra il popolo della Lega e il suo leader: questo il significato».
Maroni, rispondendo alle domande dei giornalisti a Montecitorio, torna a parlare della recente crisi di governo aperta dall’attuale segretario leghista, Matteo Salvini: «Non era questione di perdonarlo – taglia corto l’ex governatore lombardo – perché il popolo della Lega era convinto di questa scelta, certo avrebbe voluto lasciare il governo per nuove elezioni, ma la colpa non è di Salvini, ma del Presidente della Repubblica e di Conte, questo è quel che il popolo di Pontida ha detto chiaramente ieri». Durante il raduno si sono verificati anche attacchi contro i giornalisti presenti. Su questo punto Maroni ha precisato: «Non so di preciso cosa sia successo, non sono in grado di dare giudizi perché non ho assistito».

Nessun boomerang per Salvini
Per quanto riguarda il nuovo governo giallorosso, spiega Maroni, se «va in crisi e si va al voto a primavera, Salvini stravince, ma se anche non succede e si va al voto nel 2023, sarà una traversata nel deserto ma Salvini ha tante borracce d’acqua con sé, non c’è dubbio». Il nuovo esecutivo Pd-M5S-LeU, prosegue, può andare avanti solo se riesce «a fare due cose: mettere a frutto i crediti che ha maturato nei confronti dell’Europa -in tema di flessibilità sui conti e in tema di immigrazione, facendo adottare il meccanismo di “riparto automatico”- allora fa due cose che possono pesare sul consenso popolare che adesso è ancora molto basso. Se non ci riesce, se la maggioranza va in crisi e cominciano a litigare di nuovo, se in Umbria perdono, non penso che avrà vita lunga». Tuttavia, qualunque sarà il futuro del governo, per Salvini non ci sarà «nessun boomerang. Anche nel ’94 si diceva, con la fine del governo Berlusconi, che la Lega sarebbe sparita e Bossi era dato per finito, ma quando si tornò alle urne la Lega ebbe il suo massimo storico, superando il 10. Ora la partita più interessante – per Maroni, che esclude un suo ritorno in politica – è cosa accadrà nel centrodestra, se FI ci sarà ancora. Lo spazio per il centrodestra c’è, perché in Italia la maggioranza del consenso è per il centrodestra, ma il centrodestra che ho vissuto io non c’è più, si affacciano soggetti nuovi. Quindi si vedrà…».

Legge elettorale e autonomie regionali
Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale in chiave proporzionale, Maroni aggiunge: «Per il Pd proporzionale o maggioritario cambia poco, idem per il M5S, mentre per il centrodestra cambia tantissimo. Se vogliono una legge elettorale solo per danneggiare la Lega e Salvini, come mi pare evidente, mi pare un’illusione: chi vince, anche nel proporzionale, avrà l’incarico di formare il governo, dunque non cambia molto per Salvini». Infine, sul fronte delle autonomie regionali, conclude: «Non sono pessimista: Boccia è pugliese e ha uno stimolo in più ad occuparsene, so che già la prossima settimana incontrerà i governatori del nord. Inoltre ci sono le elezioni in Emilia Romagna, credo che il governo voglia dare a Stefano Bonaccini un argomento forte, quindi non credo – che il dossier autonomie – sarà archiviato».
Inoltre, «da ex governatore mi auguro si proceda, penso che qualche segnale possa arrivare. D’altronde il 28 febbraio 2018 non dimentico che io, Zaia e Bonaccini avevamo firmato un pre-accordo con il governo Gentiloni, dunque il Pd non era contrario all’autonomia. Spero si vada avanti a prescindere dal governo, perché si tratta di un percorso utile per i cittadini».