Governo, Meloni: «Non funziona. Lavoriamo per maggioranza alternativa»

La presidente di Fratelli d'Italia parla di una possibile alleanza con la Lega, allontanando per il momento una sua candidatura a sindaco della Capitale

FdI

Giorgia Meloni continua a lavorare per realizzare il progetto di un governo tra Fratelli d’Italia e la Lega. Così, ai microfoni di Rtl 102.5, spiega che un esecutivo Salvini-Meloni «è quello per cui lavoriamo, questo governo obiettivamente non sta funzionando e il nostro obiettivo è costruire una maggioranza alternativa, un’alternativa è possibile». Così, aggiunge, «visto i risultati di Fdi che continua a crescere obiettivamente ci sarà spazio anche a livello nazionale per costruire con noi una maggioranza alternativa».
La Meloni aggiunge che, a suo parere, è necessario che il Paese torni alle urne il prima possibile e spiega: «Vogliamo costruire un nuovo grande partito sovranista e conservatore, mi pare che questo percorso politico stia riuscendo».

Si allontana la candidatura a sindaco di Roma
Durante l’intervista, la presidente di Fratelli d’Italia parla anche di una sua possibile candidatura a sindaco della Capitale. Nonostante la notizia non sia nuova, ma già da tempo in molti considerano l’ipotesi, la Meloni allontana la questione: «Sono un militante politico, faccio quel che c’è da fare nel momento in cui c’è da farlo». Al momento, aggiunge, il suo unico impegno è verso le prossime elezioni europee del 26 maggio: «Tanti cittadini che incontro mi dicono “basta con i Cinque Stelle al governo”. A loro e a tutti gli italiani che la pensano allo stesso modo dico di votare il 26 maggio per Fratelli d’Italia: in questo modo costruiranno i presupposti per un’altra maggioranza. E ovviamente ognuno dovrà poi fare i conti con la maggioranza che chiedono gli italiani al governo».

Decreto “Salva Roma”
La Meloni, affronta anche il problema dei conti della Capitale e del decreto Salva Roma che oggi dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri. Il provvedimento, tuttavia, non è ben visto dalla Lega di Matteo Salvini che parla di comuni di serie A e serie B e vorrebbe che la misura si applicasse a tutte le città in difficoltà e non soltanto a Roma: «Non sono affatto d’accordo – spiega la Meloni –  credo che la Lega sbagli a confondere l’incapacità della Raggi con i bisogni strutturali di Roma Capitale. Roma – aggiunge – è la Capitale d’Italia e tutte le Nazioni investono nelle loro capitali strumenti, risorse e poteri straordinari. La capitale è il biglietto da visita di una Nazione intera. È assolutamente sbagliato non affrontare il tema di Roma capitale. Raggi è un sindaco incapace, ma non c’entra nulla con i bisogni di Roma, una città molto difficile da governare».
A dare man forte a queste dichiarazioni giunge anche una nota del vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che critica le opinioni del vicepremier e ministro dell’Interno: «Salvini – spiega Rampelli – getta la maschera ed esibisce la sua anti romanità. La Capitale di una nazione non è come gli altri pur adorabili comuni, che possono trarre beneficio anche dalla sua magnificenza. Ogni nazione investe decine di miliardi per averla moderna, pulita, efficiente, attrattiva e trasferisce beni, risorse e poteri anche per svilupparne al meglio le potenzialità economiche che possono determinare una quota parte di crescita per l’intero  territorio. Per Salvini esiste solo il Nord, ormai torna chiaro».

Futuro del centrodestra
Infine, la Meloni risponde al governatore della Liguria, Giovanni Toti che in un’intervista al Corriere della sera auspica che partiti come Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste civiche collegate, partecipino dopo le europee a un’assemblea costituente che porti a un confronto su idee e regole per arrivare alle primarie in autunno: «Serve un talent politico – spiega Toti – una sfida che coinvolga tanti». Probabilmente, però, Fratelli d’Italia non parteciperà a questa iniziativa viste le parole della sua presidente: «Ho grande rispetto per Toti – conclude la Meloni – con il quale, come si sa, condivido tantissime cose, ma diciamo che di talent la politica ne ha visti troppi e abbiamo anche visto i risultati. La meritocrazia in politica si misura col consenso e alla gente improvvisata preferisco le persone che hanno fatto la gavetta e hanno lavorato sodo prima di arrivare a ricoprire incarichi di responsabilità».

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