Governo, Mulè: «Boschi madrina della combriccola di disperati»

Il deputato di Forza Italia e portavoce unico di Camera e Senato all'attacco di un'ipotetica alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle

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Giorgio Mulè (foto da Facebook)

«Non è necessario scomodare categorie come la vergogna o la dignità davanti al tentativo disperato di pezzi del Pd guidati da Matteo Renzi e dai 5Stelle di Luigi Di Maio di dar vita al “governo della ribollita”. Quando in politica il peggiore trasformismo lascia spazio all’istinto di sopravvivenza e al terrore del confronto democratico si decide di vivere nella discarica dei valori nel nome di un inciucio immondo. Ed è in questa discarica che è in atto la gestazione di un esecutivo mostruoso». A dichiararlo in una nota è Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce unico di Camera e Senato.

«La combriccola dei disperati ha già una madrina d’eccezione in Maria Elena Boschi: gli statisti grillini con i quali vorrebbe accomodarsi a governare sono quelli che, tra un vasto campionario di nefandezze sessiste e nauseabonde, sostengono che i posteri si ricorderanno di lei “più per le forme che per le riforme”. Certo, nulla in confronto alla “scrofa ferita” o al “minorato morale” pescato da “Lord” Grillo per definire Renzi o meglio “il capo degli impresentabili che ha preso soldi da Buzzi e da Mafia capitale” detto da “Sir” Di Maio che fa il paio col “Renzi credibile come un mafioso” dettato dal “Marchese” Di Battista. Di sicuro, ove mai dovesse nascere questo esecutivo, occorrerà per le riunioni un luogo grande e confortevole dove ritrovarsi: magari l’Airbus di Renzi oggetto di una delle tante sceneggiate del duo Di Maio-Toninelli. Era il “simbolo dell’arroganza di un potere mandato a casa dagli italiani, l’arroganza e l’ego di Renzi e di tutti quelli che l’hanno sostenuto e hanno governato”, come sillabava Sua Onesta’ Di Maio. E concludeva: “Non vi fate dire mai dalla politica che alcune cose non si possono fare…”. E non si può dire che il ragazzo non avesse occhio lungo» conclude Mulè.

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