Governo, Renzi: «Con noi l’Italia è tornata a crescere»

L'ex premier, in una lettera al Corriere della sera, difende l'operato del suo governo allontanando i parallelismi, fatti da Mario Monti, con l'attuale esecutivo

Iva

A vedere paragonato il suo governo all’attuale esecutivo gialloverde, Matteo Renzi davvero non ci sta. Così in una lettera, pubblicata dal Corriere della sera, risponde al parallelismo presentato dall’ex premier, Mario Monti, che sulle pagine dello stesso quotidiano aveva paragonato i due esecutivi. «Parlino i numeri, non le ideologie – sottolinea Renzi – Con Monti l’Italia ha vissuto una profonda recessione: la crescita era negativa (-2,4 per cento), gli indici di fiducia ai minimi, i posti di lavoro erano 22 milioni, le tasse erano aumentate a cominciare dall’Imu e interi settori distrutti da un furore anti-impresa inspiegabile. Con noi l’Italia è tornata a crescere».

I numeri del governo Renzi
L’ex segretario del Partito democratico ricorda alcuni risultati raggiunti durante il suo mandato come presidente del Consiglio: «Il Pil è divenuto positivo (+1,8 per cento), sono andati ai massimi gli indici di fiducia, i posti di lavoro hanno superato le 23 milioni di unità, le tasse sono state abbassate a cominciare da Imu e Irap e la strategia di superammortamenti e iperammortamenti ha restituito fiducia a chi voleva investire. Simbolo di questa profonda diversità è il rapporto debito/Pil, salito di 15 punti percentuali con Monti, stabile con noi».

Il paragone col governo Conte
Poi, le attenzioni di Renzi passano al governo Conte-Salvini-Di Maio: «Davvero – domanda l’ex premier – qualcuno in buona fede può paragonarlo al nostro esecutivo?». E aggiunge che «paragonare la nostra esperienza a quella di Salvini e Di Maio è sbagliato. Farlo dopo che uno ha votato a favore in Parlamento per il governo di Salvini e Di Maio è quasi ridicolo. Questo governo – conclude – è il governo Conte. Non è il governo Renzi. A Bruxelles se ne sono accorti. Gli imprenditori pure. Prima o poi se ne accorgerà anche Monti. Noi non abbiamo fretta, l’Italia forse sì».