Governo, Salvini lancia l’ultimatum al M5S. Di Maio: «Sono stufo»

Botta e risposta tra il leader della Lega e il capo politico dei grillini. «E' un attacco frontale che non posso accettare»

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«Ora le cose si fanno o non si fanno. Se faremo tre passi avanti con la riforma della giustizia, l’ autonomia e la manovra, vado avanti. Se arrivassero tre no, cambia tutto…». Parola di Matteo Salvini, leader della Lega, che dalle colonne di Repubblica ha messo di nuovo in dubbio la tenuta del governo e l’alleanza con il M5S.    

Come andare avanti con il governo «lo chiederò a Conte e a Di Maio. Gli attacchi e gli insulti del Pd ci stanno, ma qui ogni giorno due o tre esponenti cinquestelle si alzano e attaccano Salvini. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico», continua Salvini dalla colonne del Corriere della Sera.  «Non bado alla mia convenienza immediata. Certo, se questi vanno avanti a far così…», spiega il vicepremier battendo le mani tre volte, come a dire che «è finita». 

La risposta di Di Maio
«Sono un po’ stufo. Se la Lega vuol far cadere il governo lo dica chiaramente. Se non vuole più che che questo governo vada avanti se ne prenda la responsabilità». Lo dice Luigi Di Maio in diretta Facebook, mostrando le interviste a Matteo Salvini su alcuni quotidiani e definendolo un «attacco frontale che non posso accettare». Di più. «Con questo clima di tensione continua – aggiunge – si fa male al Paese», con «le aziende che non investono in Italia». 

«Questa mattina ci siamo svegliati così, con una minaccia di far cadere il governo e poi un attacco frontale a me», accusato di lavorare «a un governo col Pd. Ora posso capire che si attacchi per coprire» il caso dei presunti finanziamenti alla Lega, «però è una falsità, un attacco grave frontale che io non posso permettere. Se vogliamo seguire questo schemino qua, chi sta al governo nelle Regioni con berlusconi è la Lega, chi sta al governo con Renzi sui finanziamenti a Radio radicale, sul Tav, è la Lega. L’elezione di Von der Leyen non può essere usato a pretesto per attaccare il M5S».

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