Governo, Serracchiani: «L’alternativa dovrà essere chiara e trasparente»

L'esponente dem, in un'intervista alla Stampa parla della possibile alleanza con i 5 Stelle, ma il ministro Bonafede allontana l'idea: «Mai al tavolo con Renzi e Boschi»

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L'on. Debora Serracchiani (foto da Facebook)

Bisognerà attendere ancora un giorno per conoscere quali saranno gli sviluppi di governo. Il 20 agosto, dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte al Senato sulla crisi di governo, infatti, si voterà per la mozione di sfiducia presentata dalla Lega nei confronti del presidente del Consiglio. Intanto, proseguono le ipotesi su quella che potrebbe essere una nuova maggioranza formata dal MoVimento 5 Stelle e dal Partito democratico. Un’ipotesi respinta a più riprese da entrambi i partiti, con il secondo che parla di un possibile accordo con più forze politiche al solo fine di un governo di legislatura. Intanto, come spiega la deputata dem, Debora Serracchiani, in un’intervista al quotidiano “La Stampa”, «il Pd non ha pregiudizi nei confronti di un percorso accompagnato dal presidente della Repubblica». Tuttavia, ricorda, si tratterebbe di una decisione presa «solo per il bene del Paese: se si aprirà una crisi anche nelle sedi opportune, non si potrà non riconoscerla. Qualunque ragionamento però non può prescindere da un cambio radicale delle posizioni del Movimento».

Pd e M5S: accordo in vista?
Nell’intervista la Serracchiani analizza la decisione di Salvini di voler rompere con i 5 Stelle: Ha fatto un tuffo in piscina senza l’acqua – spiega – finora la crisi è stata dichiarata tra Facebook e giornali. Aspettiamo di vederla aperta nei fatti». E su un eventuale accordo tra Pd e grillini, aggiunge: «Se il Movimento è passato in un anno dal 32 al 17 per cento forse anche a loro serve cambiare politiche – Pd e M5S – sono forze politiche molto diverse. Se ci saranno le condizioni per un’alternativa di governo dovrà essere realizzata in modo chiaro e trasparente».
Le modalità, prosegue la vicepresidente del Pd, sono molto semplici: «Ci si siede a un tavolo, consapevoli di essere diversi, e si scrivono nero su bianco i temi su cui si può condividere un percorso. Penso ad esempio al taglio del costo del lavoro e al salario minimo, legato alla revisione della rappresentanza sindacale». Per quanto riguarda la durata di questa possibile nuova alleanza, invece, «penso a tutto il tempo necessario per un governo di alto profilo – aggiunge la Serracchiani – solo così si può spiegare al nostro popolo perché non chiediamo il voto». Infine, riconosce al premier, Giuseppe Conte, di aver saputo ritagliarsi «un suo spazio politico importante, e non era scontato», mentre per quanto riguarda possibili spaccature nel Partito democratico, afferma: «Il segretario ha ottenuto l’unità di intenti che ha sempre chiesto».

No ai “governicchi”
Intanto anche un’altra voce all’interno del Pd allontana l’idea del cosiddetto governo di scopo.  «Un primo risultato – afferma Cesare Damiano – è stato comunque raggiunto: è stata abbandonata l’autolesionistica proposta del governo di scopo, che avrebbe regalato un’autostrada a Salvini togliendogli le castagne dal fuoco della finanziaria. Un’assoluta idiozia. Adesso, anche dal Colle, unico luogo di saggezza rimasto, giunge un perentorio “no” a governicchi. Se ci saranno le condizioni, si ragiona, dovrà essere un Governo di legislatura». Uno scenario, però, tutt’altro che facile, spiega l’esponente dem: «Non nascondo le difficoltà di una tale prospettiva. Fare un nuovo Governo, senza passare dalle elezioni, vorrebbe dire fare i conti con i fallimenti del Governo giallo-verde e cambiare radicalmente strada sulle scelte fondamentali che lo hanno caratterizzato. A partire dal disastro della crescita zero e dell’occupazione senza qualità».

Dai 5 Stelle muro verso un’alleanza con i dem
Ad allontanare la prospettiva di un’alleanza Pd-5Stelle è uno dei ministri dell’esecutivo giallo-verde, Alfonso Bonafede: «C’è una forza politica in Italia che ha sempre mantenuto la sua coerenza e ferma la bussola sull’interesse dei cittadini, non delle banche né dei comitati d’affare. Il MoVimento non si siederà mai al tavolo con Renzi e/o Boschi – scrive il ministro di Giustizia su Facebook – La questione non è personale: il Paese ha ancora bisogno di un cambiamento che è totalmente incompatibile con certi nomi. È un momento delicato per il Paese. Ora basta con le bufale, siamo seri per piacere. Grazie».

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