Gran Sasso, “rischio acquifero, rifornisce 700mila persone” 

Gallerie autostradali e laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare mettono a rischio uno dei più importanti bacini idrici dell’Italia centro-meridionale all’interno di un parco nazionale. È l’allarme lanciato dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso
in una conferenza stampa a Palazzo Madama. “Il bacino – sottolineano le associazioni ambientaliste riunite nell’Osservatorio – rifornisce oltre 700mila persone”.  

“Bisogna intervenire in tempi rapidi – sottolinea Dante Caserta, vicepresidente del Wwf – per mettere in sicurezza il Traforo. Lo stanziamento previsto è di circa 170 milioni di euro; ma, ad oggi, si parla solo di individuare il commissario ma non si dice nulla sugli interventi”.  

“Nei laboratori sono state stoccate sostanze pericolose per diverse migliaia di tonnellate (benzene, acqua ragia) – afferma Annalisa Mandorino, vicesegretaria di Cittadinanza Attiva – che, in base alla normativa Seveso, non potrebbero essere stoccate lì. Questi laboratori furono già sequestrati dopo l’incidente del 2002. Furono stanziati 80 milioni di euro per l’impermeabilizzazione delle gallerie ma non si capisce che fine abbiamo fatto questi fondi”.  

Nei laboratori dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare realizzati sotto il Gran Sasso ci sono, tra le altre sostanze inquinanti, circa di 1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene, rileva l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso. La presenza di queste, come delle altre sostanze pericolose, sottolinea l’Osservatorio, contrasta con la normativa ‘Seveso’ (Decreto legislativo n. 105/2015) sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’Infn fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi. “Va garantito l’abbassamento del rischio per l’acqua avviando da subito le azioni necessarie per rimuovere dai laboratori le sostanze pericolose che peraltro già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero”, chiede l’Osservatorio. 

Per rendere veramente sicuro l’approvvigionamento d’acqua dal Gran Sasso è necessario che lo Stato individui ingenti fonti finanziarie: si tratta di almeno 170 milioni di euro, secondo quanto riportato nella delibera n. 33 del 25 gennaio 2019 ‘Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso – DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili, rileva l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, oggi in Senato per illustrare la situazione dell’acquifero. 

”Per affrontare e risolvere il grave problema dell’inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso serve l’istituzione di un commissario Governativo”. Ne è convinto Dario Balotta, candidato con Europa Verde alle elezioni europee del 26 maggio. Il Parco Nazionale del Gran Sasso, spiega Balotta, è uno dei più estesi d’Italia con una biodiversità tra le più ricche d’Europa ed è minacciato da sversamenti di acque reflue che inquinano le falde. La revoca della concessione come risposta del ministero dei Trasporti alla minaccia di chiudere l’autostrada da parte del gestore, secondo Balotta ”non è credibile” e non è nemmeno la strada più facilmente percorribile per risolvere il grave problema dell’inquinamento del Parco. Oltretutto si tratta di una minaccia ”improbabile dopo il precedente con Aspi successivo al crollo del Ponte Morandi a Genova”.  

Europa Verde ricorda che ci sono due leggi che finanziano la sicurezza antisismica in Abruzzo con 192 milioni messi a disposizione dal decreto Genova e i 179 milioni previsti per il risanamento ambientale. Leggi che andrebbero applicate rapidamente per riuscire a utilizzare le risorse messe a disposizione. Solo un Commissario governativo potrebbe coordinare tutti gli enti pubblici coinvolti nel problema (Regione e Comuni) e l’Autostrada dei Parchi sollevandoli da competenze frazionate che rendono difficile un’azione coordinata come quella necessaria in questa fase. ”La chiusura dell’autostrada sarebbe un altro duro colpo al turismo e alle condizioni di vita della popolazione locale che si ritroverebbe con la strada statale congestionata e invasa dai mezzi pesanti”.  

(Fonte: Adnkronos)