Grande distribuzione, IperDì in crisi e i dipendenti vanno in cigs

Giovanni Dalò, della Filcams Cgil, spiega a Momento Italia le novità e gli sviluppi della vicenda che ha coinvolto i lavoratori della catena di discount

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Qualcosa si muove nell’ambito della vertenza che vede coinvolti i lavoratori dei discount IperDì/SuperDì e il Gruppo Commercianti Associati – General Market srl. Dopo l’incontro tra la società e i sindacati presso il ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza del sottosegretario Davide Crippa, è stato sottoscritto l’accordo per la cassa integrazione straordinaria, come previsto dal decreto Emergenze, varato per affrontare la situazione del ponte di Genova. Tuttavia, spiega a Momento Italia Giovanni Dalò, dirigente sindacale Filcams Cgil, «non solo non si vede la fine della vicenda, ma sicuramente sarà una vicenda piuttosto lunga e se dovessimo tirare le conclusioni oggi è una vicenda molto disastrosa».

Quali sono le principali novità?
Siamo riusciti a sottoscrivere un accordo di cassa integrazione straordinaria. Quindi abbiamo dato la possibilità ai lavoratori di essere coperti da un ammortizzatore sociale che è previsto dal decreto di urgenza emanato dal governo per i fatti accaduti a Genova. Poi, l’azienda ci ha annunciato che ci potrebbero essere delle cessioni in fitto di lavoro-azienda a brevissimo termine, che potrebbero riguardare quasi la metà di questi lavoratori interessati dalla cassa integrazione. Quindi se vanno in porto questi fitti di ramo d’azienda significa che i negozi ripartono con le vendite e si ricomincia con l’attività lavorativa.

La cassa integrazione quanti lavoratori riguarderà?
È stata richiesta per tutta la platea, circa 700 lavoratori, ed ha un inizio retroattivo dal 29 settembre. Poi, se durante questa settimana alcuni dei lavoratori saranno oggetto di questo fitto di ramo d’azienda e quindi cambieranno temporaneamente datore di lavoro, saranno esclusi dall’ammortizzatore sociale. L’azienda ha ancora in corso delle trattative sui punti vendita che potrebbero spostare sensibilmente il numero degli addetti. Ci è stato confermato che qualora andassero in porto tutte le trattative che sono in corso, la platea si dimezzerebbe. La nota negativa è che i lavoratori solo pochi giorni fa hanno avuto il saldo di luglio e, tecnicamente, non hanno ancora percepito lo stipendio di agosto e i 28 giorni di settembre.

Chi non rientra negli ammortizzatori sociali?
Per quanto riguarda i lavoratori della Gca, che sono circa 700, nessuno rimane escluso. Poi la Gca aveva anche altre società che gestivano alcuni punti vendita che, perché sono al di sotto dei 50 dipendenti, non hanno i requisiti per la cassa integrazione, anche di questa rifinanziata. Da tutto il gruppo rimangono fuori 77 dipendenti che non hanno nessuna copertura di reddito.

Per questi lavoratori sarà fatto qualcosa?
Attualmente no, perché ci siamo dati questa settimana di tempo per capire se si concretizzano questi fitti di ramo d’azienda e poi capire le scelte aziendali che si vogliono intraprendere. Ci potrebbe essere un rilancio immediato di quelle 77 unità, ecco perché siamo in attesa. È chiaro che l’iniziativa che la Cgil ha presentato in parlamento, la carta dei diritti per unificare gli ammortizzatori sociali per tutti, è una delle iniziative di legge che si potrebbe portare avanti, così in questo caso anche queste 77 persone avrebbero la copertura di un ammortizzatore sociale. Certo non è la soluzione migliore, ma perlomeno fa fronte a una capacità di reddito della famiglia che si trova in grossa difficoltà.

Quale sarà il futuro della catena?
La previsione della società è quella di poter trovare un acquirente che rilevi anche gli altri punti vendita, però allo stato attuale ci dicono solo che sono in trattativa per quasi la metà dei negozi.

E il futuro dei lavoratori?
Abbiamo una Cassa integrazione di 12 mesi, che non è certamente la soluzione, però è quantomeno un istituto che garantisce almeno un piccolo sostegno al reddito alle famiglie che stanno vivendo questa crisi. Poi gli sviluppi potremmo saperli e capirli tra 15 giorni, quando dovrebbero concretizzarsi i primi fitti di ramo d’azienda e poi vedremo quali piani industriali saranno presentati per continuare l’attività sugli altri punti vendita.

Quali saranno i vostri prossimi passi?
Ci sarà un incontro entro due settimane per fare il punto sulla situazione e cercare di pianificare il pagamento degli stipendi arretrati.

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