Green economy a trazione Made in Italy: dall’Umbria i pannelli solari antispreco

Fra Terni e Marsciano si brevettano le celle fotovoltaiche a energia illuminescente: un sistema che permette di utilizzare e trasformare ogni goccia di energia solare, anche quella che, nei sistemi tradizionali, solitamente va persa nei tradizionali sistemi

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La sfida è di quelle importanti: creare un’alternativa ai pannelli solari e sprecare la minor quantità possibile di energia. E’ il concetto attorno al quale ruotano le celle fotovoltaiche a energia illuminescente, il nuovo brevetto depositato da Alfredo Chiacchieroni, ingegnere che dalla piccola San Venanzo, comune di 2500 anime nel cuore dell’Umbria fra Terni e Marsciano, sta diventando uno dei punti di riferimento del settore. Il brevetto è stato presentato a Perugia presso il Centro Edile per la formazione e la sicurezza, un ente di formazione professionale senza fini di lucro amministrato pariteticamente dalle organizzazioni sindacali degli imprenditori (Ance, Cna, Confartigianato) e dei lavoratori (Fillea, Filca-Cisl e Feneal-Uil).

Efficacia ed efficienza
Si tratta di un progetto depositato in 104 paesi del mondo, completamente made in Italy destinato ad aprire una nuova frontiera nel mondo del fotovoltaico e della green economy:  «E’ il terzo brevetto del genere che deposito – spiega Chiacchieroni– e ognuno ha migliorato quello precedente. Questo nello specifico permette di utilizzare e trasformare ogni goccia di energia solare che solitamente va persa nei tradizionali sistemi. Abbiamo ampliato la potenza della cella così da poter avere più energia e sprecare il meno possibile».

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Alfredo Chiacchieroni

A parità di energia prodotta, i costi di produzione di queste celle innovative sono uguali a quelli di mercato ma con garanzie più ampie sull’efficacia della cella. Oltre alla maggiore efficienza ed efficacia rispetto ai sistemi tradizionali in questo caso bisogna parlare di luce perché è questa ad ampliare enormemente le potenzialità  della tecnologia brevettata.  Tensione bassa ed amperaggio alto: l’idea di base di Chiacchieroni è stata quella di partire dal punto debole del fotovoltaico utilizzando gli stessi materiali. Ma invece che utilizzarli in piano, il nuovo modulo li usa in altezza: «Con un pannello di 60 celle – spiega – possiamo raggiungere 1 kilowatt di potenza, quando normalmente con l’attuale tecnologia ci vogliono superfici tre o quattro volte maggiori».

Superare gli ostacoli grazie alla forza del sole
Il brevetto è stato presentato insieme alle prime possibili applicazioni concrete: il palo autoilluminante e la produzione di energia per usi domestici, ma l’obiettivo è ambizioso: arrivare nei centri storici, dove i pannelli solari sono vietati e alle automobili, oltreché in quelle zone dove le alte temperature mandano in tilt i pannelli solari. Il nuovo sistema brevettato, infatti, agisce sui processi di assemblaggio dei componenti e sul miglioramento della loro efficienza catturando lo spettro più ampio della luce. Dal punto di vista della sua industrializzazione il brevetto del sistema – curato a livello internazionale dall’avvocato romano Andrea Cioncoloni – garantisce inoltre l’immediata utilizzazione senza ricorrere a nuovi macchinari e a nuovi materiali o a nuovi processi produttivi. «Non solo – prosegue Chiacchieroni – le nuove celle non contengono silicio e questo risolve anche il problema dell’eventuale smaltimento delle stesse». Un’ idea insomma che potrebbe aprire anche ampie prospettive occupazionali e professionali in un settore di sicuro sviluppo nei prossimi 20-30 anni.

In attesa di investitori si sperimenta a Malta
La palla ora però passa al mercato, perché si tratta di un progetto sperimentale: «Noi siamo pronti ad andare in commercio – conclude l’ingegnere – ma chiaramente occorre qualcuno che creda in questo progetto». Che nel frattempo, in questa prima fase, viene sperimentato a Malta, dalla Enerlight, società che si occupa della produzione di sistemi di accumulo di energia.

 

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