Housing sociale, il progetto House Project Feltre per precari under 40

Dodici appartamenti affittati a 300 euro al mese per andare incontro alle esigenze dei giovani senza un posto fisso: la storia di Roberta Venturin e del suo "abitare collaborativo"

housing sociale

Quando Roberta Venturin ha deciso di ristrutturare gli appartamenti ricevuti in eredità da suo padre non sapeva neanche cosa significasse housing sociale. Oggi invece in quegli stessi appartamenti ci vivono ragazzi fra i 20 e i 40 anni, tutti con contratti precari e saltuari ma con la stessa voglia di essere autonomi e fare le proprie scelte nonostante un’occupazione senza garanzie. Roberta ci racconta la storia di House Project Feltre sottolineando che il suo è un housing sociale un po’ particolare. Normalmente infatti i progetti di questo tipo coinvolgono soggetti pubblici e investitori privati, mentre Roberta ha fatto tutto da sola. «I miei genitori avevano costruito due palazzine nella zona di Feltre vicino Belluno: 12 appartamenti e due negozi. Avevano fatto tutto da soli, un pezzetto per volta così che per me quelle due palazzine erano sempre state il frutto del lavoro di una vita dei miei genitori. Quando le abbiamo ereditate io e mia sorella erano però in condizioni raccapriccianti. Ma proprio quel valore affettivo mi ha spinto a non buttare tutto all’aria, ho deciso che non avrei venduto, ma avrei ristrutturato quegli edifici e ne avrei fatto qualcosa di bello».

«Farlo non è stato facile: con il consenso di mia sorella e l’appoggio indispensabile di mio marito e dei miei figli ho investito la liquidità che aveva lasciato mio padre e acceso un mutuo per ristrutturare gli appartamenti. Ho scelto le ditte del luogo, rispolverato il mio diploma di geometra, fatto parecchi sacrifici. Ma solo così mi sembrava di rispettare il ricordo dei miei genitori e dei loro insegnamenti. Una volta ristrutturato e arredato gli appartamenti ho cominciato a mettere annunci per affittarli. Sempre più però ho sentito il bisogno di fare di questa iniziativa una cosa bella per gli altri e non un business. Allora ho abbassato l’affitto per renderlo proporzionato a uno stipendio di 1000 euro al mese. Sono arrivate tantissime richieste di ragazzi che volevano uscire dalla famiglia ma non riuscivano a sostenere le spese».

Oggi nei 12 appartamenti vi abitano ragazzi fra i 20 e i 40 anni, nessuno di loro ha un lavoro fisso e uno stipendio capace di sostenere un affitto a prezzi di mercato. «Sono ragazzi che hanno contratti a termine o pagati con i voucher – spiega Roberta – Ma dal 2015, anno in cui è partito il progetto, io non ho mai avuto un canone mensile non pagato».

Quanto pagano al mese?
«Il canone è di 300 euro tutto incluso, compreso il condominio. Certo lo so che non hanno lavori stabili, ma mi sono fidata della loro parola e finora i fatti mi danno ragione. Anche io con la mia famiglia sono venuta ad abitare in queste palazzine, c’è una rete di fiducia e solidarietà. Ma solo dopo ho scoperto di aver creato un housing sociale, cioè un modo di abitare collaborativo».
Lo sai che potresti guadagnare di più però affittando a prezzi di mercato?
«Lo so ma ho fatto una scelta precisa. Infatti io continuo a lavorare come operatore socio-sanitario in ospedale e anche mio marito ha conservato il suo lavoro. Non vogliamo arricchirci con questo progetto, il primo obiettivo è agevolare i ragazzi a rimanere qui e non andarsene. Dopo aver fatto queste scelte ho scoperto di aver applicato i principi dell’economia di comunione di Chiara Lubich. La mia esperienza mi ha dimostrato che dare agli altri crea un circolo positivo, spinge gli altri a fare altrettanto, mette in moto una serie di energie positive».
I prossimi progetti?
«Una parte del reddito ricavato viene ogni anno reinvestito in migliorie degli immobili. Ora vorrei creare uno spazio comune dove tutti gli inquilini possano incontrarsi, magari una cucina. E poi mi piacerebbe affittare almeno uno degli appartamenti ad un anziano, perchè l’incontro fra giovani e anziani produce uno scambio che fa bene a tutti».

House Project Feltre non ha ricevuto nessun contributo esterno. Per sostenerlo Roberta affitta sempre a prezzi agevolati una Casa Vacanze immersa nella natura del Parco nazionale delle Dolomiti.

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