Identità social, Ferragni: «Può essere una soluzione contro l’odio online»

La popolare influencer appoggia la proposta sul dover certificare la propria identità per aprire un profilo sui social. Tra i contrari, il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio

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Usare i social network? In futuro, per farlo, potrebbe servire un documento d’identità. Si tratta della proposta avanzata qualche settimana fa da Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, che ha spiegato di stare lavorando a un ddl che obblighi chiunque voglia aprire un profilo social a dover certificare la sua identità. «Poi – spiega lo stesso Marattin su Twitter – prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così». Quello degli hater e delle campagne d’odio sulla rete, infatti è uno dei fenomeni più difficili da contrastare al giorno d’oggi, soprattutto per la difficoltà a risalire alla vera identità di chi offende (per i casi in cui, invece, è possibile, è nata una startup che aiuta le vittime a difendersi in sede legale). Riguardo la proposta è stata immediatamente aperta una petizione sul sito di Italia viva, e sul tema, sin da subito, si sono divise due fazioni, favorevoli e contrari. La notizia è tornata prepotentemente alla ribalta soprattutto in questi giorni dopo la denuncia delle centinaia di messaggi d’odio all’indirizzo della senatrice a vita, Liliana Segre (una delle sopravvissute all’olocausto), a cui per questo motivo, è stata assegnata una scorta.

Vivere come se non esistessero haters
Tra le obiezioni principali alla certificazione della propria identità social c’è la questione relativa alla privacy, ossia che chi vuole essere anonimo in rete debba essere libero di farlo, e che in caso di denunce le forze dell’ordine possono in ogni caso riuscire a risalire all’identità di chi ha aperto il profilo. Allo stesso tempo c’è chi, invece, vede in questa proposta la soluzione al fenomeno degli haters. A schierarsi a favore è la famosissima influencer Chiara Ferragni, anch’essa molte volte oggetto di hate speech sui suoi canali social, che in un’intervista a Sky tg24 spiega come la certificazione dell’identità «potrebbe essere una delle soluzioni, perché il fatto che sei facilmente raggiungibile ed è facile capire chi tu sia rende le persone molto meno vogliose di cospargere gli altri di odio. Quindi potrebbe essere una buona soluzione». Allo stesso tempo, però, ricorda che l’importante è vivere senza far caso a simili episodi perché se anche venisse introdotta una legge in proposito, «il fenomeno degli haters purtroppo c’è e ci sarà sempre, speriamo che diminuisca in quantità però ci sarà sempre qualcuno che vuole scrivere un commento maligno».

L’identificazione obbligatoria lede un diritto
Tra i contestatori della proposta di Marattin, il presidente dell’Associazione Rousseau, Davide Casaleggio: «C’è chi propone – scrive in un post sul Blog delle stelle – l’identificazione obbligatoria con un documento di identità per potersi esprimere in Rete, ma prevedere l’identificazione esplicita lede il diritto di parola da una parte ed è un’assurdità tecnica dall’altra. Il clandestino, il fuggiasco, il perseguitato, il dissidente politico, il rinnegato e il pentito di mafia sarebbero tutti esclusi dal potersi esprimere sulla Rete».