“Il 96% asintomatico”, “Falso”: ora è scontro tra i virologi

Durante il suo intervento, il virologo aveva parlato dei casi positivi, dichiarando che “fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state contagiate, cioè sono venute a contatto con il virus, ma non è detto che siano contagiose, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi”.

Su Twitter non sono mancate le polemiche. Roberto Burioni, professore di Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha twittato: “BASTA BUGIE! Gli asintomatici sono il 56%, i paucisintomatici il 16%, i lievi il 21%e i severi/critici il 7%”.

Anche Lorenzo Pregliasco, co-fondatore e direttore di YouTrend, ha invece scritto sempre sul social: “Oltre un certo livello, la colpa è di chi fa informazione. Informazione non è mettere il microfono davanti agli esperti e trascrivere quello che dicono acriticamente. È andare a controllare i dati e verificare le cose che dicono. Basta, davvero”. In questo modo Pregliasco ha risposto al tweet di Lorenzo Ruffino, che aveva chiesto ai navigatori perché Il Corriere avesse intervistato questo tizio, riferendosi al professor Palù, permettendogli di affermare cose palesemente false.

Aggiungendo inoltre che basta andare alla pagina 20 del bollettino dell’Istituto superiore di sanità per leggere che gli asintomatici sono il 55%, i paucisintomatici il 17%, i lievi il 24% e i severi/critici il 4%. E come loro, molti utenti hanno attaccato la testata giornalistica affermando che non aveva controllato i dati scritti.

Nell’intervista il professor Palù aveva inoltre detto che in questo momento c’è tanto allarmismo, anche se è chiaro che siamo davanti a una seconda ondata della pandemia. Infine Palù aveva spiegato che il dato veramente da tenere sotto controllo è quello relativo alle terapie intensive, sostenendo che “è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste”.