Il Def della discordia  

“Come al solito ci fate sempre litigare, è stata una tranquillissima riunione sul quadro di finanza pubblica, riteniamo che sia l’impostazione più corretta. C’è stata una normale dialettica”. Giuseppe Conte minimizza, stempera il clima e nel ‘day after’ nega le tensioni di governo sul documento approvato ieri da Palazzo Chigi. Ma i mal di pancia sollevati dal Def, non riguardano solo gli esponenti della maggioranza, e nei commenti del giorno dopo ecco arrivare appunti e stoccate da associazioni e opposizioni che hanno accolto freddamente, se non con rabbia, il contenuto del documento. 

A dare il via in mattinata al giro di opinioni è Confindustria, con il suo presidente Vincenzo Boccia che parla di “un bagno di realismo del governo”. “E’ evidente – ha spiegato ancora – che lo stesso governo prevede un incremento della crescita dato lo sblocca cantieri e il decreto crescita di cui le aspettative chiaramente si elevano nella logica della previsione futura sulla competitività del Paese”. “Speriamo che questi due provvedimenti siamo all’altezza delle previsioni del governo fa”, ha aggiunto e ribadito: “Bene questo bagno di realismo perché operazione verità è determinante per il Paese e per il governo stesso”. 

E a chi gli domanda cosa consiglierebbe al governo di rinunciare, quota cento o reddito di cittadinanza per recuperare risorse, Boccia ha aggiunto: “E’ inutile fare polemiche su questa cosa. Abbiamo avuto un primo anno di contratto di governo, siamo stati critici perché abbiamo detto che occorre un intervento organico di politica economica. Adesso occorre guardare avanti più che a rinunciare a cose che sono i fondamentali del contratto di governo che dal punto di visita realistico sono improponibili”. 

“Il punto – ha continuato – è usare le risorse stanziate per sbloccare immediatamente cantieri che significa non fare ricorso al deficit e aumentare la competitività delle imprese con un’attenzione al mondo dei produttori, cioè imprese e lavoratori che sono assi a cui il governo deve fare grande attenzione e recuperare sensibilità. Il fatto che questo governo prenda atto del realismo dei dati e cominci a capire che le due cose vanno insieme, contratto di governo e crescita, mi sembra un segnale positivo poi da qui a cosa emerge con questi decreti è ancora da definire”, ha ribadito Boccia. 

“La flat tax in linea linea teorica mi piace ma c’è un nodo risorse”, ha commentato Boccia parlando della misura targata Lega. “Abbiamo una manovra finanziaria di fine anno che impatta per circa 23 mld sulle cosiddette clausole di salvaguardia e Iva – ha aggiunto Boccia- occorre capire dove le risorse si prendono”. “Ovviamente una riforma fiscale complessiva vale la pena farla per il Paese ma con i due assi imprese e lavoratori” ha concluso Boccia, ricordando che questi sono i due assi “a cui il governo deve fare grande attenzione e recuperare sensibilità”.  

Meno ottimisti i sindacati, con la Uil, che chiede un incontro urgente al governo. Sarà sciopero generale? “Se si vorrà evitare che i sindacati arrivino ad un eccesso di mobilitazione e ulteriori danni al Paese, il governo ci deve convocare per un confronto”, risponde il leader Così il leader Uil Carmelo Barbagallo. Il confronto con il governo d’altra parte, prosegue, “è stato fin qui deludente”. A maggior ragione sul Def affrontato ieri dall’esecutivo e per il quale “girano ancora troppe bozze incomprensibili”. Per questo serve un confronto: “Tasse piatte, tasse a spigolo…ma cosa c’è scritto che per chi ha un reddito di 25mila euro non ci saranno detrazioni? E anche questo un aumento di tasse. Vogliamo quindi che il governo ci convochi per discutere seriamente di una diminuzione di tasse ai lavoratori e di un dimezzamento per i pensionati che pagano le tasse più alte in Europa”, dice ancora. 

E mette in fila le richieste unitarie che ancora oggi i sindacati formalizzeranno con gli esecutivi unitari: “Servono più risorse per il pubblico impiego, per l’adeguamento delle pensioni e nuove risorse per il rilancio dell’economia e del lavoro”. Un rilancio necessario, conclude, considerato che “sotto il 2 per cento è noto che non si potrà ne pagare i debiti ne rilanciare l’economia. E siamo davvero stanchi di parlare sempre di prefissi telefonici “. 

Stesso discorso per la leader Cisl, Annamaria Furlan: “Abbiamo deciso un crescendo di manifestazioni per dire al governo che deve cambiare passo. Sta a lui decidere se farlo o no. Il Def comunque ci appare come una scatola vuota, un pannicello caldo con scelte sbagliate come la Flat Tax”. 

Attacca quindi Forza Italia: “Dietro la maschera dei proclami, il Def contiene numeri che sono una vera e propria autodenuncia da parte del governo: recessione conclamata, aumentano deficit (al 2,4%) e debito (verso il 135%), aumentano pressione fiscale, spesa per interessi e disoccupazione, le privatizzazioni da 18 miliardi non pervenute. Sparite le due aliquote della flat tax, slittano ancora il decreto sui rimborsi ai risparmiatori truffati, lo sblocca-cantieri e quello per la crescita. Se si taglia l’Irpef deve salire l’Iva”, dice la presidente dei senatori FI Anna Maria Bernini. “Quota 100 e reddito di cittadinanza – aggiunge -non producono né crescita né occupazione. In autunno servirà una correzione di bilancio di almeno 35 miliardi. Stanno buttando l’Italia giù dal balcone” 

Poi il Pd, con il suo presidente Paolo Gentiloni che microfoni di ‘Radio anch’io’ su Rai Radio 1 attacca: “La flat tax? Sono in imbarazzo a parlare di cose che non esistono. La mia posizione è che avere una tassa unica per i banchieri e per gli insegnanti oltre ad essere poco costituzionale è poco giusto. Stiamo parlando di qualcosa che nel Def non è prevista”.  

“Non so – prosegue – se il governo terrà, ma l’economia non sta tenendo. La fotografia è catastrofica. Sono molto preoccupato perché abbiamo crescita zero, più debito, più deficit, più tasse, più disoccupati. Andare avanti così è molto pericoloso”. 

 

(Fonte: Adnkronos)