Il voucher: cos’ è, come si utilizza, perché è stato abrogato

Breve identikit dei ticket lavorativi occasionali: invocati, contestati, abrogati e oggi nuovamente richiesti

reddito

Cosa sono e quando nascono i voucher
I voucher o buoni lavoro, furono ideati dal giuslavorista Marco Biagi allo scopo di far emergere il lavoro sommerso, e vennero introdotti sul mercato nel 2003 con il decreto legislativo n. 276, durante il secondo governo Berlusconi.
A cosa servivano? A reclutare personale in “modalità occasionale”, senza ricorrere cioè ad assunzioni a tempo determinato o indeterminato. Un concreto risparmio per le imprese, non costrette ad assumere direttamente il lavoratore, e un’opportunità di inquadramento contrattuale, con garanzia di versamenti pensionistici, per quelle tipologie di lavoratori chiamate a svolgere mansioni occasionali. Inizialmente l’impiego dei voucher, così come definito dal decreto legislativo 276, era ristretto a una platea molto limitata di prestazioni lavorative, come per esempio piccole attività di giardinaggio, assistenza domiciliare, lezioni private. Altrettanto ristretta era la tipologia di beneficiari: disoccupati, casalinghe, studenti e pensionati, disabili, soggetti in comunità di recupero, lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia. E veniamo ai compensi per gli occupati: nel corso di un anno solare ciascun lavoratore poteva ricevere al massimo 3.000 euro tramite i buoni, che avevano un valore nominale di 7,50 euro. Questo l’impianto di fondo del meccanismo dei voucher, sostanzialmente rimasto immutato fino al 2005, quando la disciplina del lavoro occasionale e accessorio è stata rivista a cominciare dal limite per il compenso annuo, aumentato da  3.000 a 5.000 euro.

Come si utilizzano i voucher
Con i voucher, che gli imprenditori acquistavano presso gli sportelli dell’Inps ogni volta che occorreva reclutare personale per un breve e limitato periodo di tempo, gli oneri contrattuali per le imprese risultavano molto contenuti: in genere i buoni lavoro avevano un costo di 10 euro per il titolare dell’impresa e fruttavano, come detto, circa 7,50 euro al lavoratore. I 2,50 euro di differenza entravano nelle casse dell’Inps.

Uso e abuso: i numeri dei voucher
Dal loro esordio al 2017, quando sono stati sostituiti da altre tipologie contrattuali, i voucher hanno subìto diverse modifiche, accompagnate da un costante e forte incremento del loro utilizzo che, in alcuni casi, è sfociato in veri e propri abusi.
I vari governi succedutisi dal 2003 in poi hanno innanzitutto ampliato la possibilità di utilizzare i buoni lavoro, facendo esplodere il numero dei voucher venduti: si è così passati dai 503.000 del 2009 ai 146 milioni del 2016. Tra le trasformazioni più significative la Finanziaria 2010, al cui interno era contenuta la norma voluta dall’allora ministro del lavoro Maurizio Sacconi con cui venivano ampliate le opportunità in cui era lecito ricorrere al lavoro occasionale e accessorio, nonché chi ne poteva beneficiare; la legge Fornero del 2012, che ha escluso qualsiasi vincolo nell’impiego del voucher; il Jobs act, che ha alzato da  5.000 a 7.000 euro il limite annuo dei compensi.

Quando e perché sono stati aboliti
Nel 2017 la Cgil, contraria ai buoni lavoro, ha raccolto le firme per indire un referendum allo scopo di abrogare la legge sui voucher. Sotto la pressione del referendum il governo Gentiloni ne ha deciso l’annullamento e sul sito dell’Inps è oggi visibile la pagina informativa che comunica la cancellazione dei voucher a decorrere dal giorno 18 marzo 2017.

Le perplessità dell’Inps
Chiamata direttamente in causa dall’affaire voucher, in quanto soggetto erogatore degli stessi, l’Inps ha elaborato un dossier post-abrogazione intitolato “Il dopo voucher. Una simulazione delle nuove regole sul lavoro occasionale”. In uno studio consultabile al seguente link l’istituto nazionale per la previdenza manifesta perplessità e dubbi sul futuro del mondo del lavoro a seguito della cancellazione dei buoni lavoro: Cosa faranno i lavoratori che nel 2016 sono stati retribuiti con i voucher? 2. Cosa faranno le aziende che nel 2016 hanno pagato una parte di lavoro con i voucher? È concreto il rischio di riflessi sull’area del lavoro nero o del non-lavoro in assenza di una riorganizzazione della domanda di lavoro occasionale.

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