Immigrati, Amnesty bacchetta Salvini: «L’irregolarità così aumenta»

Il dl Sicurezza non piace a chi si batte per i diritti dei più deboli: nella lista anche Action Aid, Emergency, Medici Senza Frontiere e Save the Children

immigrati

Il dl Sicurezza e Immigrazione, approvato alla Camera e cavallo di battaglia del leader della Lega Matteo Salvini, non piace a chi difende i diritti dei più deboli. La lista è bella lunga e comprende: A Buon Diritto, Acli, Action Aid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Avvocato di Strada, Casa dei Diritti Sociali. Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S. Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Mèdicine du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia, Senza Confine. «E’ un provvedimento che provocherà un aumento dell’irregolarità», dicono in coro i rappresentanti delle associazioni, riuniti nel Tavolo Asilo Nazionale. Ancora. «Siamo convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità». La parola “preoccupazione” è quella che ricorre di più nel comunicato ufficiale e congiunto.   

Diritto d’asilo, immigrazione e cittadinanza
«In merito alle modifiche introdotte nella disciplina dell’asilo, dell’immigrazione e della cittadinanza, il Tavolo asilo esprime la sua preoccupazione del passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato come clausola generale dalla precedente disciplina) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per “casi speciali”, che rischia di far cadere in una condizione di irregolarità le circa 140 mila persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tra cui anche neomaggiorenni, esponendoli al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza. In merito ai “casi speciali”, il Tavolo asilo esprime la preoccupazione che tali permessi di soggiorno siano configurati come autorizzazioni precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che, dopo il primo anno di applicazione della nuova disciplina, si produrrà irregolarità e lavoro nero».

La modifica del sistema di accoglienza
«Un altro punto evidenziato dal Tavolo asilo è nel cambio di paradigma del sistema di accoglienza: allo Sprar si favorisce l’accoglienza straordinaria (CAS), che presenta standard di qualità oggettivamente inferiori. Si diffondono così grandi centri d’accoglienza collettivi».

Diritto alla salute, diritto dei minori
«Il decreto, continuano le osservazioni del Tavolo asilo, comporta serie implicazioni per il diritto alla salute, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al servizio sanitario nazionale, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone. Appare inoltre di estrema gravità lasciare che i bambini che arrivano in Italia con la propria famiglia rimangano senza una presa in carico immediata e un’accoglienza dedicata».

Detenzione amministrativa, protezione internazionale, cittadinanza
«Forti preoccupazioni sono espresse, inoltre, rispetto alle risorse previste nel decreto per l’allungamento della detenzione amministrativa degli stranieri, provvedimento che in passato ha già dimostrato di essere inefficace. Nel contempo le politiche di promozione dell’integrazione vengono sacrificate, sottraendo risorse umane e finanziarie. Per la stessa protezione internazionale sono previste procedure basate solo sulla celerità, che riducono lo spazio del diritto d’asilo, senza garantire un giusto procedimento e in molti casi senza nemmeno consentire l’ingresso del richiedente asilo sul territorio nazionale. Preoccupa anche l’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti od espulsi. Infine le associazioni denunciano la grave involuzione di civiltà giuridica rispetto alle procedure per l’acquisto della cittadinanza. Appare infatti fortemente discriminatoria la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine per la definizione delle domande di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

16 − 6 =