Imprese, finanziarsi senza banche. In Italia cresce il crowdinvesting

Molto diffusa all’estero, questa nuova tipologia di investimento sta prendendo piede anche nel nostro Paese, come dimostrano i dati del terzo rapporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano

Crescono sempre più i numeri del crowdinvesting  in Italia. Il fenomeno non è ancora al livello di altri Paesi europei, ma di certo negli ultimi tempi si registra un trend in crescita. Basti pensare che nei primi mesi del 2018 i fondi raccolti con questa tipologia di investimento sono stati superiori all’intera cifra raccolta nel 2017. Tuttavia, prima di analizzare i dati forniti dal 3° rapporto sul crowdinvesting dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, è bene fare un po’ di chiarezza su cosa sia questa nuova forma di investimento.

Le tre vie del crowdinvesting
Potremmo definire il crowdinvesting un’evoluzione del classico crowdfunding. Gli investitori infatti possono aderire, tramite piattaforme online abilitate, a un appello per la raccolta di risorse volte a finanziare una startup o una Pmi, concedendo un prestito o sottoscrivendo quote del capitale di rischio di una società.

Il crowdinvesting può essere diviso in tre modalità: l’equity crowdfunding, che prevede in cambio del finanziamento una parte delle quote societarie, il lending crowdfunding, che consiste in un prestito all’impresa, tramite Internet, a fronte di un interesse e del rimborso del capitale e l’invoice trading, ossia la possibilità di cedere, tramite un portale internet, le proprie fatture commerciali. Gli investitori possono anticiparne l’importo in cambio di una remunerazione.

Per comprendere meglio la portata di queste forme di investimento, basti pensare che negli ultimi 12 mesi, come rivela il rapporto dell’Osservatorio, sono stati raccolti 20,9 milioni di euro tramite l’equity crowdfunding e 132,3 milioni grazie al lending. Numeri, purtroppo ancora lontani rispetto a Francia e Germania, ma soprattutto al Regno Unito dove, nel 2016, grazie al crowdinvesting sono stati raccolti quasi 4 miliardi di sterline (circa 4 miliardi e mezzo di euro).

Vantaggi e svantaggi
Per le  aziende, la scelta di puntare su una campagna di crowdinvesting offre come vantaggio, oltre a quello di raccogliere i fondi necessari, la possibilità di farsi conoscere dando visibilità alla nuova società. Ne è convinta Chiara Rota, fondatrice di My cooking box (startup culinaria che propone un cofanetto contenente tutti gli ingredienti necessari per preparare una tipica ricetta regionale italiana), che con la sua società, tramite le piattaforme “Crowdfundme”e “Mamacrowd”, ha partecipato a ben due campagne di equity crowdfunding: «Il primo round, andato a buon fine, ha chiuso a 200 mila euro mentre con il secondo round, che abbiamo fatto adesso, siamo arrivati a 616 mila euro di adesioni». Tuttavia, nello scegliere questo tipo di finanziamento sussistono anche dei contro: «Lo svantaggio principale, se così possiamo definirlo, è la gestione della burocrazia che si viene a creare con un numero di soci comunque elevato».

Per gli investitori, invece, il vantaggio di rivolgersi a una piattaforma di crowdinvesting è quello di avere immediatamente a disposizione un’ampia scelta di società su cui investire e tutte le informazioni necessarie. La parola d’ordine è diversificare. Ne è convinto Edoardo Reggiani, responsabile business development della piattaforma BacktoWork24: «Cerchiamo di dare un’offerta in termini di modalità di investimento il più diversificata possibile per venire incontro a esigenze e interessi di investitori diversi. Puntiamo sull’avere un business molto diversificato e bacini d’utenza molto diversi, non soltanto startup innovative, ma anche business più classici proprio per venire incontro al bacino più ampio possibile di investitori». La scelta di puntare sull’equity crowdfunding, spiega Reggiani, è nata «per ampliare il ventaglio di servizi e opportunità che offriamo sia alle aziende che agli investitori. Il nostro obiettivo di sviluppo sull’equity crowdfunding è diventare sempre più protagonisti e cercare di far diventare questo strumento sempre più mass market dal punto di vista dell’investimento».

Arrivare al livello inglese non sarà facile, almeno nel breve periodo, ma sicuramente è l’obiettivo da perseguire.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here