Imprese, nel 2018 fallimenti in calo di quasi il 6 per cento

La Lombardia è la regione dove si registra il più elevato numero di aziende che hanno chiuso i battenti (2.433, 21,8 per cento del totale), seguita dal Lazio (1417, 12,7 per cento) e dalla Toscana (933, 8,3 per cento).

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Nel corso del 2018 i fallimenti delle imprese italiane sono diminuiti del 5,9 per cento rispetto al 2017 (da 11.939  a 11.233), con cali più significativi nel settore industriale (-8,1 per cento, 2.010 aziende fallite) e più contenuti nell’edilizia (-2,3 per cento), dove le imprese a chiudere i battenti sono state 2.248. È quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia condotta da Cribis, società del Gruppo Crif specializzata nella business information.

L’analisi ha rilevato nel 2018 3.475 fallimenti nel settore commercio (-6,4 per cento) e 2.609 nei servizi (-6,7 per cento). Negli ultimi 10 anni il 2014 è stato l’anno con più imprese fallite nel settore commercio (4643), industriale (3.343) ed edilizia (3.343), mentre il 2015 è stato l’anno nero per il settore servizi (3.019).

Il trend
Dall’analisi di Cribis sui fallimenti in Italia negli ultimi 10 anni, si evince che le aziende che hanno portato i libri in tribunale lo scorso anno sono quasi il 20 per cento in più rispetto al 2009 (9.384). Tra 2010 e 2009 il numero di imprese costrette alla chiusura è cresciuto del 16 per cento: l’incremento più elevato del decennio seguito da quello rilevato tra 2012 e 2013 (+15,6 per cento).

Differenza tra regioni
La Lombardia, motore economico dell’Italia, è la regione dove si registra il più elevato numero di fallimenti (2.433, 21,8 per cento del totale), seguita dal Lazio (1417, 12,7 per cento) e dalla Toscana (933, 8,3 per cento). Poco più distante il Veneto (902, 8,1 per cento), che precede Campania (854, 7,6 per cento), Sicilia (749, 6,7 per cento) ed Emilia-Romagna (745, 6,6 per cento). In Piemonte il numero di aziende costrette a chiudere i battenti (720) è più elevato del 43 per cento rispetto a quello che Cribis ha rilevato in Puglia (493) ed è più del doppio rispetto a Marche (328), Sardegna (285) e Calabria (272).