“La nuova Imu? Una batosta. Ecco le stangate nascoste”

Martedì 16 giugno oltre 25 milioni di italiani si preparano a versare il primo acconto Imu, un bottino per le casse dell’Erario da 11 miliardi di euro.

NUOVA IMU

Come riporta ilgiornale.it, Cambia solo il nome dell’imposta che si paga, visto che prima le sigle erano due (Imu e Tasi). Da quest’anno torna ad essere solo una ma la sostanza rimane la stessa: i proprietari dovranno versare circa 11 miliardi di euro.

PRO E CONTRO

Di pro non ne vedo neppure uno. I contro, invece, sono molti: è stata aumentata dal 4 al 5 per mille l’aliquota “di base” per l’abitazione principale e dal 7,6 all’8,6 per mille quella per gli altri immobili. Viene consentito ad alcuni Comuni di raggiungere un’aliquota massima più alta rispetto a tutti gli altri: 11,4 per mille anziché 10,6. Con l’eliminazione della Tasi è stato soppresso l’obbligo per i Comuni di individuare i ‘servizi indivisibili’ e di indicare analiticamente, per ciascuno di essi, ‘i relativi costi alla cui copertura il tributo è diretto’. In sostanza, l’unica parvenza di service tax, da tutti invocata, è stata eliminata anziché essere rafforzata. Con la soppressione della Tasi viene scaricato sui proprietari l’intero importo del tributo, prima invece in parte a carico degli occupanti degli immobili, se non utilizzati come abitazione principale. Sono state mantenute imposizioni vessatorie come quelle sugli immobili inagibili e su quelli non utilizzati e privi di mercato per assenza di inquilini o acquirenti. L’Imu stessa è una patrimoniale anche se in tanti fanno finta di non notarlo. Ma di patrimoniali ce ne sono, di fatto, anche altre: l’Irpef sulle case non locate che si trovano nello stesso Comune in cui si trova l’abitazione principale, una vera e propria angheria nei confronti di chi ha la ‘colpa’ di non riuscire a vendere o a dare in affitto il proprio immobile.

IMPOSTE

Il problema più grave è dato proprio dall’Imu. Un’imposta patrimoniale ordinaria sugli immobili è in sé un’iniquità, considerato che si tratta di un tributo di fatto espropriativo del bene colpito, il cui valore viene nel tempo inevitabilmente eroso. Qualche proprietario, negli ultimi anni, pur di sottrarsi a questo tributo ha provato a cedere il suo immobile allo Stato o a ridurlo in rudere: rispetto al 2011, ultimo anno pre-Imu, i ruderi sono raddoppiati passando da 278.121 a 548.148. Sarà un caso?

MERCATO IMMOBILIARE E EDILIZIA

Mercato dell’edilizia in ripresa? Non proprio. Potrà riprendersi se decollerà il superbonus del 110% introdotto dal Decreto rilancio, ma perché questo avvenga è indispensabile che ne sia estesa la durata. Il mercato immobiliare ripartirà se, oltre agli incentivi per gli interventi sugli immobili, sarà prevista una riduzione della tassazione e se non si approfitterà di ogni occasione per caricare di adempimenti, anche non fiscali, i proprietari”.