In 5 mesi ristoranti aperti solo un giorno su tre

Nei cinque mesi della seconda e terza ondata di Covid, da novembre ad aprile, le misure di lockdown si sono tradotte per i ristoratori in  un solo giorno di apertura su tre.

Ovvero, su 150 giorni, uno in zona bianca non ha avuto limitazioni, 57 giorni in ‘giallo’ hanno significato aprire solo a pranzo, nei 53 giorni in ‘arancione’ e i 40 in area rossa è stato possibile solo l’asporto e delivery. Numeri forniti snocciolati in piazza San Silvestro, a Roma, dove si è svolta l’assemblea straordinaria della Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana pubblici esercizi, che ha calcolato ricavi in picchiata per il settore, con 34,4 miliardi di perdite nel 2020 (-34,2%) e ben 10 miliardi nel solo primo trimestre del 2021 (-65%).

Titolari di bar, caffè e ristoranti, operatori dei catering, gestori di discoteche, di sale del gioco e di stabilimenti balneari, esasperati da oltre un anno di restrizioni. sono arrivati a Roma da tutta Italia per ‘Riaprire il futuro’. E in tempi di ristori e indennizzi, i ristoratori chiedono di lavorare. E di riaprire in sicurezza.

“Lavoro, non ristori”, le testimonianze

“Siamo in piazza per chiedere di poter lavorare, non chiediamo ristori, che tanto non arrivano, ma chiediamo solo di poter lavorare che è il nostro miglior ristoro”, ha raccontato  Cristian Lertore, presidente Fipe di Piacenza. Chiediamo di riaprire rispettando le regole e le norme – ha spiegato – siano sanzionati coloro che non rispettano le norme ma chiediamo di poter lavorare. Si riapra il prima possibile, con la primavera la situazione si normalizzerà e noi chiediamo di poter lavorare”.

La situazione per noi è al limite – ha detto da parte sua Maurizio Altamura, un  ristoratore di Varese – siamo qui solo per portare le nostre proposte  e documenti per una programmazione di riaperture”.

In piazza una San Silvestro pacifica, presidiata dalle forze dell’ordine ma dove non ci sono stati problemi di ordine pubblico, i manifestanti prendono le distanze dalle violenze di strada di ieri: “Oggi siamo ritornati in piazza anche perché non abbiamo nulla da spartire con i facinorosi di ieri”, ha messo in chiaro Silvio Vessone, ristoratore di Cuneo e coordinatore del movimento Autonomi e partite Iva, ieri al sit in di IoApro e oggi a San Silvestro, “siamo rimasti molto male quando abbiamo capito che qualcuno li aveva invitati – ha aggiunto – non possiamo confondere il nostro disagio con ideologismi politici. Io ieri da solo a mani nudi ho fermato i facinorosi nella piazza”.

“Oggi abbiamo detto, con civiltà ma anche grande fermezza, che ‘Vogliamo futuro’ – è il messaggio della Fipe – avere un futuro significa disporre di misure emergenziali adeguate, precisando innanzitutto che una cosa è aver perso fatturato per fatti contingenti, ben altra cosa è averlo perso perché obbligati a chiudere. Ma soprattutto per noi avere un futuro significa poter lavorare. Significa poter riaprire: in sicurezza, con i dovuti controlli, nel rispetto della delicatezza della situazione. Ma subito e senza un’estenuante dilazione dei tempi e un “apri e chiudi” che confonde ed esaspera le tensioni sociali”.

La manifestazione è stata aperta dal presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli, e conclusa dal presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani.

E, se il cuore della manifestazione si è svolto in piazza San Silvestro, Fipe ha acceso tutte le piazze della penisola, in collegamento con decine di iniziative in altrettante città. La protesta ha interessato 21 piazze e l’assemblea di Roma è collegata con il maxi schermo con i sit in di Firenze, Ancona, Napoli e Genova.