Incentivi per chi mette su famiglia. Non solo Lavazza: alla Brazzale 1.500 euro per ogni nato

«Lo Stato e gli accordi sindacali hanno totalmente dimenticato le mamme e i genitori. Io ho sentito il dovere morale di intervenire, dando un segno tangibile di quella "responsabilità sociale" alla quale gli imprenditori sono e debbono essere chiamati», racconta a Momento Italia il titolare dell'azienda

Lavoro precario, crisi economica, servizi per l’infanzia inesistenti. Oggi fare un figlio è quasi un atto di coraggio, che in pochi decidono di compiere. L’indice di natalità in Italia è in costante calo. Secondo i dati Istat, nel 2017 i nuovi nati sono stati solo 458.151, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Nell’Unione europea, fra i 28 stati membri, l’Italia registra il più basso tasso di natalità con 7,6 bimbi per mille residenti. Il saldo fra nascite e decessi è, nel nostro paese, negativo (-3,2 per mille). Accade però che alcune aziende decidano di sostenere la genitorialità, prevedendo incentivi e altre misure di welfare aziendale a favore dei dipendenti che diventano mamma o papà. Da ultimo lo ha fatto la Lavazza, storica azienda produttrice di caffè. Il nuovo contratto integrativo per i circa 200 dipendenti dello stabilimento di Settimo Torinese prevede un bonus “una tantum” di 250 euro lordi a chi fa un figlio o lo adotta.

Baby Bonus, come e perché
Ancora meglio ha fatto la veneta Brazzale Spa, la più antica realtà lattiero casearia italiana attiva dal 1784. Da marzo 2017, l’azienda ha previsto un bonus per i dipendenti, uomini e donne, che diventano genitori. E’ lo stesso titolare del gruppo, Roberto Brazzale, a spiegarci come è nata l’idea: «Un giorno una nostra giovane dipendente è entrata nel mio ufficio perché doveva darmi una comunicazione. Aveva una faccia così scura e preoccupata che pensavo dovesse annunciarmi di essere molto malata. Invece mi dice che è incinta, ma me lo dice come se fosse colpevole. E allora ho deciso che così non poteva andare. La nascita di un bambino, la realizzazione di un progetto di vita non può essere vissuta da una persona come un evento che dà preoccupazione e angoscia. E’ un evento bellissimo e con questa iniziativa noi vogliamo dire ai nostri dipendenti che l’azienda è loro vicina in questo momento di gioia».

Uno stipendio in più per ogni nuovo nato
Le condizioni per ottenere il Baby Bonus,che vale per tutti e 700 i dipendenti del gruppo, sono molto semplici. Serve almeno un anno di lavoro nell’azienda, da svolgersi prima o anche dopo la nascita. Il dipendente – mamma o papà, anche adottivo – deve solo portare il certificato di nascita del bimbo. Lo speciale bonus, vale sia per i dipendenti dello stabilimento italiano di Zanè sia per quelli del sito ceco di Litovel compresi quelli che lavorano nella catena al dettaglio La Formaggeria Gran Moravia, che conta 19 negozi in tutta la Repubblica Ceca. Una volta presentato il certificato di nascita, il mese successivo il dipendente avrà uno stipendio aggiuntivo pari, per l’Italia, a 1500 euro circa. Brazzale, sposato, tre figli, dice con orgoglio che lo scorso anno il gruppo ha festeggiato 35 nuovi nati.

Per l’azienda è un onere economico rilevante?
«Un’azienda come la nostra può sopportarlo. Lo Stato e gli accordi sindacali hanno totalmente dimenticato le mamme e i genitori. Io ho sentito il dovere morale di intervenire, dando un segno tangibile di quella “responsabilità sociale” alla quale gli imprenditori sono e debbono essere chiamati. Noi cerchiamo di venire incontro ai genitori in tutto, anche in termini di permessi, flessibilità oraria, richieste di part time. Non voglio più vedere gente che viene spaventata a dirmi che aspetta un bambino, la cosa più importante e più bella. Tutto il resto viene dopo. Capisco poi che una piccola impresa con 6-7 dipendenti può trovarsi in difficoltà davanti all’assenza prolungata di un dipendente. Per questo c’è bisogno anche di interventi legislativi, come l’estensione del congedo parentale a tre anni. Pensi che nella Repubblica Ceca è già così. La mia segretaria lì è stata assente per quasi 5 anni perché ha avuto due bimbi. E’ un tempo lungo ma ci siamo organizzati e lei è potuta stare accanto ai suoi figli tornando a lavoro con serenità. I primi tre anni di vita per un bambino sono importantissimi, devono stare il più possibile insieme ai genitori. E’ vero ci sono i nidi, ma io penso che non è come passare quegli anni fondamentali accanto ai propri genitori».

 

 

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