Influencer marketing, perché le aziende scelgono questa strategia?

Instagram, Facebook e YouTube: ingaggiare una stella dei social è una strada che viene battuta sempre più spesso

influencer marketing

Genuinità, credibilità, linguaggio semplice e una platea (forse) interessata ma difficile da raggiungere in un altro modo. Sempre più aziende italiane puntano sull’influencer marketing. In altre parole pagano «l’influenza che alcuni soggetti esercitano sul potere d’acquisto di altri». Questa è la definizione da manuale. Secondo l’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) realizzato da Ipsos, 9 aziende su 10 dichiarano di aver coinvolto almeno un influencer nel proprio piano di comunicazione. Scelti via Instagram principalmente, ma anche via Facebook e YouTube. 

Perché
Ma perché la scelta dell’influencer marketing? «La prima ragione che spinge le aziende a coinvolgere gli influencer, coerenti con i valori del proprio brand, è la necessità di raggiungere il proprio target di riferimento entrandovi così in contatto diretto (secondo quanto dichiarato dall’88 per cento degli intervistati); la seconda ragione è la necessità di fare brand awareness (secondo l’85 per cento degli intervistati), seguita al terzo posto dal bisogno di migliorare il percepito della marca verso il target di riferimento (76 per cento)».

Alcuni esempi
Più della metà degli influencer scelti come brand ambassador non sono persone “famose”, gente che di solito non va in tv. Ma “stelle” che hanno profili seguitissimi su Instagram, Facebook o YouTube. Un esempio? Marcello Ascani, youtuber in ascesa con 423mila iscritti al canale, è stato ingaggiato da Conad e da Mini per sponsorizzare i marchi attraverso i suoi social. Ancora. Il nome di Chiara Cecilia Santamaria dirà poco ai più. Eppure spopola su Instagram e sul blog personale. Uno degli ultimi post, dedicato ad una acconciatura, è stato fatto in collaborazione con Dyson Airwrap 

Collaborazioni spot
Da segnalare che il 66 per cento delle aziende intervistate dichiara di attivare la collaborazione con uno o più influencer solo in occasione di eventi o iniziative speciali; solo il 34 per cento dichiara di avvalersi di questo strumento in modo continuativo, come parte integrante della strategia di comunicazione.    

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