Innovazione, startup italiane ai raggi X: ecco numeri e dati

Quante sono? Dove si trovano sulla cartina? Che capitale hanno? Chi le guida? Di cosa si occupano nello specifico?

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«Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa “partire, mettersi in moto”». E’ questa la definizione di startup presa in prestito dall’enciclopedia Treccani. Più genericamente si può dire che si tratta di una «azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea al gusto di innovazione». Ma quante startup ci sono in Italia? Dove si trovano sulla cartina? Che capitale hanno? Chi le guida? Di cosa si occupano nello specifico? Le risposte le ha date un’analisi effettuata da Vikingop, formulata su un database preso dal Registro delle Imprese. 

Comanda la Lombardia
In Italia ci sono 10.164 startup registrate. Più di un quarto sono concentrare in Lombardia, per la pressione 2.547. Al secondo posto c’è il Lazio con 1.142 startup, mentre al terzo l’Emilia Romagna con 902 unità. Fuori dal podio, di poco, sia il Veneto (890) che la Campania (804). «I capoluoghi Milano, Roma e Bologna sembrano essere città bene aperte all’innovazione e alle idee rivoluzionarie», si legge nel report.    

Capitale
Non è tutto oro quello che luccica. Le maggior parte delle startup in Italia hanno un capitale non elevato ma credono lo stesso nell’innovazione. Basti pensare che 4.228 su un totale di 10.164 si aggirano su un capitale annuo dichiarato che va dai 5 mila ai 10 mila euro. In ogni caso, ci sono 2.179 startup che stanno nel range 10-50 mila euro. Solo una è dichiarata a più di 5 milioni di euro. Va sottolineato che le startup, per loro natura, possono espandersi e crescere liberamente e velocemente. Trasformarsi nel giro di pochi mesi da anatroccolo in cigno.

Settori
Scontato il settore principe? Forse sì. Quello più “battuto” dalle startup italiane va sotto l’etichetta “IT e software”: si contano 4.324 baby aziende che vogliono sfondare sfruttando questo canale. Al secondo posto, con 1.355 startup, c’è il settore della “ricerca e dello sviluppo”, mentre la medaglia di bronzo se la aggiudicano i “servizi di informazione”.  

Età, provenienza e titolo di studio
Quote rosa inesistenti o quasi. Le donne al comando delle startup rappresentano solo il 4,4 per cento del totale. Per la precisione sono 453 le startup guidate dal mondo imprenditoriale femminile. Giovani? Pochi. Solo 8 per cento ha un Ceo che si può definire tale. Inoltre, soamente 125 startup risultano capitanate da stranieri come Ceo, mentre sono 97 quelle con con un mix di italiani e stranieri al comando. La stragrande maggioranza delle startup è composta da capi che hanno studiato al massimo 3 anni all’università. Insomma, la laurea o i master non sembrano necessari per trasformare un’idea in un business.

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