Innovazioni da Tor Vergata: con Movit gli sportivi diventano Avatar

Giovanni Saggio, docente di Ingegneria elettronica dell’ateneo romano, ha messo a punto dei sensori che misurano i movimenti degli atleti: anche il mondo del ciclismo ha strizzato l'occhio all'idea tramite la partnership con il team svizzero Bmc

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Le innovazioni del professor Giovanni Saggio, docente di Ingegneria elettronica dell’ateneo romano di Tor Vergata, stanno modificando il campo della salute nella telemedicina, per operare a distanza, o nella riabilitazione, per monitorare i progressi fisiologici nelle terapie di recupero da traumi o patologie, attraverso il guanto elettronico di sua invenzione, ideato presso il laboratorio Hiteg, Health involved technical engineering group, dell’università Tor Vergata di Roma. Da questo medesimo laboratorio, fiore all’occhiello della ricerca ingegneristica della Capitale, proviene un altro oggetto ad alta tecnologia, utilizzato in ambito sportivo: il Movit, sensore di movimento dalle molteplici applicazioni che sta rivoluzionando i concetti di allenamento e di controllo della fisiologia degli atleti di svariate discipline. Vediamone da vicino il funzionamento.

Il prof. Giovanni Saggio, docente di Ingegneria elettronica, università Tor Vergata

La Fifa primo cliente degli avatar degli sportivi 
Nei laboratori di Hiteg nasce uno spinoff denominato Captiks Srl, fondato dall’ingegner Carlo Alberto Pinto e dal dottor Dario De Leo che ha messo a punto una tecnologia che consente di controllare ogni singolo movimento di un essere umano che abbia addosso uno o più sensori Movit, oggetti elettronici che inviano dati ed informazioni ad un computer il quale, a sua volta, li trasforma in movimenti tridimensionali riprodotti su un avatar. «L’azione effettuata da un soggetto che porti sul suo corpo il Movit è, al tempo stesso, reale e virtuale, perché i due campi si fondono nel momento stesso che l’essere umano compie un gesto e, contemporaneamente, l’avatar del pc lo riproduce fedelmente – spiega il professor Saggio -. Il meccanismo è analogo a quello del guanto elettronico, ma in questo caso, invece di un singolo arto, siamo in grado di ricostruire al pc un intero corpo in movimento». Sin qui la teoria, sicuramente intrigante; ma ancora più affascinante ed incredibilmente pratica l’applicazione del sensore. «I campi nei quali il Movit trova, o troverà concreto utilizzo, sono tantissimi e differenti tra loro – precisa il docente di Tor Vergata -. Oggi abbiamo iniziato ad impiegarli nello sport, un ambito che ha dimostrato subito un forte interesse verso questi oggetti, tanto da consentirci di passare dalla fase sperimentale al brevetto ed alla commercializzazione, affidata alla società Captiks. Il nostro primo cliente è stata niente di meno che La Fifa, che ha voluto monitorare con i sensori la qualità di otto campi da calcio del nord Italia».

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I collaboratori del prof. Giovanni Saggio

Anche ciclismo, pattinaggio e scherma
Il calcio, si sa, non è solo passione ma quasi una scienza esatta che, per arrivare all’obiettivo della vittoria, ricorre oggi ad analisi e studi approfonditi sugli undici uomini in campo e sulle loro prestazioni. E Movit può essere proprio quello strumento in più per ottenere un risultato positivo, correggendo gli errori o migliorando la tecnica dell’atleta. «Il Movit viene applicato sul corpo di un calciatore mediante degli stretch con velcro, che trattengono i sensori durante le partite – spiega ancora il professor Saggio -. Mentre i calciatori corrono i Movit, trasmettono i dati di ciascun soggetto che li indossa ad un pc a bordo campo. Sul monitor comparirà quindi un avatar dell’atleta che, acquisendo informazioni e dati, consentirà in un secondo momento di rivedere ogni movimento del giocatore dettaglio per dettaglio, arto per arto, in maniera molto più scientifica di una semplice ripresa video». I benefici per il calciatore, e per gli sportivi in generale, sono sicuri e tangibili: il Bologna calcio, ad esempio, ha già adottato i Movit ed il software di elaborazione dei dati, e questi strumenti di misurazione del movimento corporeo sono già entrati anche nel ciclismo, grazie alla partnership con il team svizzero Bmc, nel pattinaggio sul ghiaccio, assieme alla società Edea, per studiare le calzature più idonee a questa disciplina, e nella scherma. «L’esame dei Movit evidenzia errori tecnici o posture sbagliate – puntualizza Giovanni Saggio -, permettendo all’allenatore e al medico di correggere i movimenti e di rendere più efficace la prestazione dell’atleta». 

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