Inps, la “malattia” costa circa 4,8 miliardi l’anno

Su 18 milioni di certificati inviati all'Inps, le visite di controllo medico fiscale sono solo 1 milione: il 5 per cento del totale. A snocciolare i dati è il presidente dell'Istituto, Tito Boeri, in un'audizione al Senato in Commissione Lavoro

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«L’Inps spende ogni anno circa 2 miliardi di euro per indennità di malattia per i dipendenti privati che sono a carico delle imprese invece nei primi 3 giorni di assenza, mentre le giornate di assenza dei pubblici dipendenti valgono circa 2,8 miliardi su base annua quando vengono calcolati in termini di retribuzione corrisposta al lavoratore in caso di malattia. Sono numeri importanti». Ad affermarlo nel corso di un’audizione al Senato in Commissione Lavoro sulle visite fiscali è il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Diciotto milioni di certificati di malattia
«L’Inps riceve ogni anno circa 12 milioni di certificati di lavoratori privati assicurati per la malattia e 6 milioni di certificati di dipendenti pubblici nel cosiddetto Polo Unico. A fronte di 18 milioni di certificati e, quindi, di malattie potenziali destinatarie di controlli medico fiscali, l’attuale capacità produttiva dell’Istituto, si attesta intorno al milione di visite di controllo all’anno, ossia il 5 per cento. Da qui la necessità di scegliere con cura dove, quando e come eseguire le visite». E’ evidente, rileva Boeri, «che una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale per l’Inps. Data la numerosità dei controlli, un milione, è, inoltre, inevitabile che la selezione sia, almeno in parte, automatizzata, non essendo certo gestibile a mano».

Quattrocento medici di ruolo
L’Inps, osserva ancora Boeri, «ha circa 400 medici di ruolo, che dovrebbero esaminare manualmente 30 mila certificati pro capite, cui andrebbero aggiunti i 15 mila pro capite dei lavoratori pubblici del Polo Unico. Il fondamento della selezione su riscontri obiettivi e procedure informatiche è importante anche per garantire una uniformità di trattamenti su tutto il territorio nazionale e scoraggiare potenziali comportamenti collusivi che ci potrebbero essere a livello locale tra medici fiscali e lavoratori assenti per malattia».

Programmazione “intelligente”
«Non si vedono ragioni per cui dovrebbe essere vietata una programmazione mirata delle visite mediche di controllo quando forme ben più ampie di profilazione vengono comunemente praticate nel contrasto all’evasione fiscale, nella programmazione dei controlli medico-sanitari, nella definizione di corsi di recupero per i partecipanti ai test di ammissione alle facoltà universitarie, e in un’infinità di altre occasioni da parte di enti pubblici e soggetti privati». Boeri lo afferma commentando la decisione del Garante per la protezione dei dati personali, dopo un’istruttoria e un fitto scambio di corrispondenza con Inps iniziato a febbraio 2018, che ha chiesto la sospensione dell’attività di data mining e avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti dell’Istituto per la violazione di più norme vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali.

La programmazione “intelligente” delle visite fiscali, rileva Boeri, «è stata sospesa» il 14 marzo 2018 e si è proceduto ad una estrazione casuale dei malati da sottoporre a visite d’ufficio. «Questo – sottolinea il presidente- ha provocato costi ingenti all’Istituto, alle imprese e agli stessi lavoratori malati e non, riducendo fortemente l’efficacia delle visite nel limitare comportamenti opportunistici e, invece, imponendo ai malati e alle loro famiglie visite di controllo che non si sarebbero altrimenti effettuate in virtù dell’alta probabilità di confermare il giudizio del medico curante». Una nota elaborata dal centro studi dell’Inps, rileva Boeri, «propone una stima degli effetti dell’intervento del Garante comparando gli esiti delle visite prima del 15 marzo 2018, data in cui, ricordiamo, l’Istituto ha sospeso le procedure di data mining, e quelli nei tre mesi successivi. Questi rilievi ci portano a concludere che l’abbandono del modello statistico per la selezione dei certificati da sottoporre a controllo ha ridotto fortemente la capacità delle visite fiscali di individuare casi di assenza ingiustificata alla visita del medico (-26,8 per cento)».

In particolare, dopo l’intervento del Garante, rileva Boeri, «si è assistito a una riduzione del 39,5 per cento delle visite fiscali che riscontrano idoneità al lavoro e prevedono una riduzione della prognosi, e ad una riduzione del 74,5 per cento dei casi in cui si pone un limite inderogabile alla durata della malattia (idoneità con conferma della prognosi)». In termini monetari, aggiunge, «la perdita per le casse dell’Inps è stata di circa 335.000 euro al mese».

Anche nei mesi a venire, sottolinea il presidente dell’Inps, «la perdita per le casse dell’Inps sarebbe superiore ai 4 milioni di euro su base annua. In termini percentuali, si tratta di una riduzione di quasi un quarto delle somme recuperate dall’Istituto a seguito delle visite di controllo d’ufficio nel settore privato (pari a 17.803.037 euro nel 2017). A queste spese vanno poi aggiunti gli oneri legati alle contribuzioni figurative accreditate ai dipendenti in malattia».

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