Intelligenza artificiale, fa paura a metà degli italiani

Si teme che i robot possano sostituire l’uomo nel lavoro, ma c’è fiducia nel campo medico e non solo

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale fa già parte del presente. E il futuro? La verità è che circa metà degli italiani temono l’avanzamento della tecnologia (44 per cento) quando c’è di mezzo il lavoro, l’attività che permette di portare a casa lo stipendio mese dopo mese. Il dato è frutto di una una ricerca di Chorally presentata durante la seconda edizione del convegno CX2020 sulla cusotmer experience organizzato da CMI Customer Management Insights, la community della Customer Experience, presso la sede romana di Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato.

Pericolo lavoro 
Secondo lo studio, che ha osservato le discussioni sui principali canali social e fonti nella rete in Italia, il 52 per cento degli italiani ha un atteggiamento neutrale nei confronti dell’IA (intelligenza artificiale). Per quanto riguarda il net sentiment (la differenza tra i commenti positivi e quelli negativi) il giudizio è tendenzialmente positivo. La situazione cambia scendendo nel dettaglio degli ambiti di applicazione. Il lavoro, come detto, è il tema che raccoglie le maggiori perplessità: il sentiment espresso dal 44 per cento degli intervistati risulta essere negativo, con particolare preoccupazione nei confronti dei posti di lavoro che saranno messi a rischio dall’IA e dalla robotica. E’ stata evidenzata una maggiore positività in ambito salute e trasporti. Il 71 per cento degli italiani ha un atteggiamento di fiducia e speranza nei benefici della tecnologia in ambito medico, della salute e del benessere in generale. Anche in questo caso i commenti negativi (14 per cento) riguardano preoccupazioni sulla ricaduta occupazionale.

Dalla mobilità urbana fino all’etica 
Emerge grande positività da parte degli italiani verso la mobilità. Il 60 per cento delle opinioni è positiva e orientata verso i benefici che l’innovazione tecnologica portata dall’intelligenza artificiale potrà avere in ambito urbano. Minore traffico, minore inquinamento, maggiore rapidità negli spostamenti e la possibilità di ridurre il numero degli incidenti sono i focus al centro dell’atteggiamento positivo. Il 33 per cento esprime invece preoccupazione nei confronti di mezzi totalmente automatici e la perdita del lavoro di categorie come tassisti, autisti e piloti. L’atteggiamento degli italiani resta neutrale sui temi dell’etica (92 per cento) e del divertimento (93 per cento). L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale al tempo libero suscita curiosità nei confronti di potenzialità e benefici. Il tema etico, invece, viene percepito come molto complesso ed emerge la volontà di formarsi un’opinione e capire le applicazioni future dell’IA prima di esprimere un giudizio. Le discussioni si concentrano prevalentemente sui limiti che si dovranno porre e sull’applicazione dell’IA in ambito bellico. Non manca chi esprime fiducia (6 per cento) nell’impossibilità dell’uomo di essere superato dalla macchina e chi invece esprime paura (2 per cento).

L’opinione
«L’intelligenza artificiale – spiega Enrico Giannotti, vicepresidente del gruppo Cedat 85 – sta rivoluzionando anche i flussi di lavoro tipici nei contact center. In particolare nel corso dell’ultimo lustro, sono stati introdotti diversi applicativi per monitorare e dunque migliorare il rapporto tra le aziende ed i loro clienti. Nell’immediato futuro i clienti interagiranno con soluzioni software automatiche in grado di interfacciarsi con i clienti in modo sempre più naturale e umano (chatbot e intelligenza artificiale). Diventerà dunque sempre più immediata la produzione aggregata di dati omogenei e report utili a facilitare il lavoro di analisi dei responsabili “umani” delle relazioni con i clienti. Nei contact center l’utilizzo di applicativi AI non annullerà l’intervento di operatori umani qualificati che, invece, diverranno interpreti di una nuova fase in cui la loro professionalità sarà richiesta per rendere maggiormente “qualitativa” l’esperienza dei clienti, grazie anche all’utilizzo delle informazioni e dei dati ricavati proprio dall’utilizzo di specifiche soluzioni d’intelligenza artificiale».

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