Intervista a Blasco Pisapia, l’architetto dei fumetti Disney

Il progettista napoletano ha realizzato la planimetria, gli interni delle case e le guide tematiche di Paperopoli e Topolinia

Nell’immaginario stato del Calisota ci sono due storiche città dell’universo Disney: Paperopoli e Topolinia. Negli ultimi anni hanno trovato un architetto (vero) che ne ha realizzato la planimetria, gli interni delle case e delle guide tematiche. Si tratta di Blasco Pisapia, progettista napoletano divenuto con il tempo disegnatore delle abitazioni di Paperino e co.

Dall’architettura ai fumetti, come si è evoluta la tua formazione?
«Subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare in proprio e presso diversi studi collaborando, tra le altre cose, alla realizzazione della facoltà di Economia dell’Università di Amiens. Intanto inviavo proposte alla Disney per cercare di entrare nella loro Accademia, ma quell’anno il corso non partì. E così, per formarmi in un campo fin lì esplorato solamente da autodidatta, andai negli Stati Uniti per seguire un corso di illustrazione per l’infanzia. Esperienza che si rivelò utile quando ritentai la strada dell’Accademia, presentando un book di disegni ad acquerelli sulle città Disney».

Dunque sin da subito c’era la volontà di usare strumenti a te familiari per le tavole di “Topolino”?
«Sì, anche se purtroppo il mio book fu smarrito e non partecipò alla selezione. Fu decisivo l’incontro con lo sceneggiatore Massimo Marconi tramite il quale iniziai a collaborare con alcuni periodici. Intanto l’allora direttrice di “Topolino”, Claretta Muci, aveva ideato la rubrica “Tutti a casa di…” e cercava un disegnatore che rappresentasse gli interni delle case dei paperopolesi. Marconi mi presentò alla redazione e, con le mie planimetrie riadattate ai fumetti, feci il mio esordio sul noto settimanale, con cui collaboro tuttora».

Una rubrica con dodici puntate e due speciali da cui poi sono nati altri progetti
«Nel 2003 fui incaricato di disegnare le piantine dei luoghi disneyani, partendo da una ricognizione, fatta dal collega Luca Boschi, su come questi erano rappresentati nelle storie italiane e non solo. L’intento era quello di offrire dei canoni comuni per coordinare le varie iniziative editoriali nel mondo. Con la direttrice Valentina De Poli, si è pensato poi a una guida a puntate di Paperopoli, con 14 itinerari diversi. Da questo materiale è nata una pubblicazione, uscita in Francia. Operazione analoga è stata fatta per Topolinia, in seguito alla quale è stato fatto, qualche mese fa, un volume celebrativo per i 90 anni di Mickey Mouse».

Oltre le storie disegnate, la mano dell’architetto si vede soprattutto nel plastico 3D che tuttora sta uscendo in edicola…
«In base al materiale esistente, mi è stato chiesto di progettare una piattaforma che riproducesse la città di Paperopoli. Inizialmente doveva misurare 90×90 cm, ma in corso d’opera è stata ampliata. Io ho realizzato dei prospetti da cui vengono ricavati i modelli 3D: da poco ho consegnato l’ultima uscita. Un’altra applicazione delle architetture disneyane sarebbe dovuta essere la casa della strega Amelia sul Vesuvio. Idea però mai realizzata, così come quella di una sezione del museo del giocattolo di Roma che ospitasse un’importante collezione privata di modellini Disney. In tutti questi frangenti gli studi di architettura mi hanno fornito un ampio repertorio formale a cui poter attingere. Ad esempio nel plastico ho disegnato il Museo di Belle Arti, per il quale mi sono ispirato a gallerie famose, come quelle di New York o di Bruxelles».

Questo bagaglio culturale ti ha permesso di declinare il fumetto in altri ambiti?«Credo sia importante avere competenze specifiche per realizzare lavori originali: diversi miei colleghi lavorano nel fumetto, così come esperti in storia o  archeologia. A tal proposito due anni fa ho realizzato il volume “Nico alla scoperta del Mann” per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Alle esperienze pregresse ho dovuto aggiungere studi specifici su sale e reperti che tuttora sto approfondendo per una nuova graphic novel da presentare in occasione della mostra “Canova e l’antico”, prevista a marzo».

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