Istat, i dati sul Pil del secondo trimestre preoccupano le associazioni

Crescita nulla rispetto ai primi tre mesi dell'anno e una diminuzione dello 0,1 per cento paragonata allo stesso periodo del 2018

Istat

Le ultime stime Istat confermano le osservazioni preliminari sul Pil diffuse dall’Istituto di statistica a fine luglio: il secondo trimestre del 2019 ha fatto registrare una crescita del Prodotto interno lordo nulla rispetto ai tre mesi precedenti e, rapportato allo stesso periodo del 2018, il Pil è diminuito dello 0,1 per cento.
Varie associazioni hanno commentato la fotografia del Paese presentata dall’Istat esprimendo la loro preoccupazione sulla situazione.

Il commento delle associazioni
Il presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc), Massimiliano Dona, con una nota diffusa dall’associazione, ha sottolineato: «L’Italia è ad un passo dalla recessione. Il Paese è fermo. Anche se non siamo ancora tecnicamente in recessione, è di tutta evidenza che, se non ci saranno straordinari miglioramenti nei prossimi trimestri, siamo destinati ad avere per fine anno una contrazione del Pil, tornando in territorio negativo».

La situazione è definita preoccupante anche dal Centro studi di Confcommercio che ha sottolineato come «l’economia italiana è sostanzialmente ferma da cinque trimestri e non si intravedono segnali di un concreto miglioramento nel breve periodo». Inoltre, secondo gli analisti, l’aspetto più critico in questo contesto che «rischia a breve di subire anche i contraccolpi del rallentamento dell’economia europea, è rappresentato dalla perdurante stagnazione dei consumi delle famiglie».

Come spiega un comunicato dell’Ufficio economico di Confesercenti «la correzione in negativo del Pil nel secondo trimestre conferma ampiamente la situazione di stagnazione della nostra economia, che si protrae da ormai cinque trimestri, e che potrebbe portare a chiudere l’anno a crescita zero. Uno stallo che riguarda anche i consumi delle famiglie, come conferma l’andamento dei prezzi di agosto, che crescono ad un ritmo dimezzato rispetto alla media europea».

Spesa più alta per le famiglie
Le cattive notizie per le famiglie si traducono in una crescita della spesa annua superiore ai 200 euro, come spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «L’inflazione allo 0,5 per cento si traduce in una maggiore spesa da +203 euro annui per una famiglia con due figli (+154 euro la famiglia “tipo”), ma ad incidere sull’aggravio per le tasche dei consumatori è la voce “alimentari” che, ad agosto, registra una forte accelerazione su base annua. Se da un lato il tasso generale di inflazione rimane su livelli bassi – aggiunge Rienzi – dall’altro le voci che più incidono sui bilanci familiari registrano una crescita sostenuta». In pratica, conclude il presidente del Codacons, «i dati Istat dimostrano come la crescita dei prezzi per i beni più acquistati dalle famiglie sia sensibilmente maggiore rispetto agli altri beni e servizi del paniere. Tale situazione incide in modo particolare sulle famiglie a basso reddito e sui nuclei numerosi, trattandosi di beni indispensabili come gli alimentari di cui non è possibile fare a meno».

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