Istat: il Pil si ferma dopo quattro anni di crescita. Di Maio: «Colpa del Pd»

Si tratta di uno stop dopo oltre tre anni. Renzi: «Stanno sfasciando l’Italia». Il ministro: «Tutti sanno che la nostra manovra deve ancora essere approvata e non può aver avuto nessun effetto sul rallentamento in atto»

Istat
Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro (fonte: account Twitter M5S).

Il Pil si ferma. Lo dice l’Istat che fotografa e commenta l’economia italiana definendola «stagnante». Si tratta di uno stop alla crescita dopo oltre tre anni. «Tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che passa allo 0,8 per cento, dall’1,2 per cento del secondo trimestre. Questa stima, che ha natura provvisoria, riflette dal lato dell’offertala perdurante debolezza dell’attività industriale – manifestatasi nelcorso dell’anno dopo una fase di intensa espansione – appena controbilanciata dalla debole crescita degli altri settori», gridano nel quartier generale dell’Istat.

Reazioni politiche
«Dopo quattro anni di crescita, l’Italia si è bloccata. Per la prima volta dopo quattro anni il Pil torna a zero. Salvini e Di Maio stanno sfasciando l’Italia. Fermatevi!», ha scritto l’ex premier Matteo Renzi su Facebook. Gli fa eco Maria Elena Boschi, un’altra esponente del Pd: «Abbiamo salvato l’Italia riportando il segno più grazie ai #Millegiorni. È arrivato il Governo del Cambiamento e il Pil torna a zero. Con Salvini e Di Maio stiamo andando verso la recessione». Tra gli attacchi del Pd, il ministro Luigi Di Maio del M5S entra a gamba tesa: «È bene che tutti sappiate che il risultato del 2018 dipende dalla manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito Democratico. Tutti sanno che la nostra manovra deve ancora essere approvata e non può aver avuto nessun effetto sul rallentamento in atto. Con la Manovra del popolo vedrete che non solo il Pil si riprenderà, ma anche la felicità degli italiani». Di più. «L’economia che ereditiamo dal Partito Democratico è fragilissima, esposta al minimo cambiamento della congiuntura internazionale. L’Italia è uscita dalla recessione nel 2014 grazie ad un miglioramento dell’economia mondiale, ma non appena quest’ultima ha rallentato la crescita italiana si è bloccata. Il contributo del Pd è stato nullo. Gli ultimi tre governi hanno vivacchiato sulle esportazioni, tagliando nel frattempo gli investimenti produttivi (oggi al minimo storico), distruggendo i diritti dei lavoratori e alimentando una spirale di precarietà e bassa domanda interna. Una volta spediti a casa dagli elettori questi falliti provano a rifarsi la verginità attribuendo ad un governo in carica da pochi mesi i risultati negativi di quest’anno».

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