Istat, il Pil torna negativo dopo 4 anni

L'Istituto di statistica registra nell'ultimo trimestre un calo dello 0,1 percento, peggiore rispetto alle stime dello scorso mese

Istat

Brutte notizie sul fronte della produzione. Le indagini Istat relative al Pil del terzo trimestre 2018 fanno registrare una flessione dello 0,1 percento rispetto al trimestre precedente. Un risultato peggiore alle aspettative, con l’Istituto di statistica che, lo scorso 30 ottobre, aveva stimato una crescita del Pil pari a 0 per il terzo trimestre. Il segno meno non era presente dalle rilevazioni sul prodotto interno lordo del secondo trimestre 2014 e l’ultimo “zero” risale al quarto trimestre dello stesso anno. Da quel momento il livello massimo raggiunto è stato con il + 0,5 percento tra la fine del 2016 e il primo trimestre 2017.

Si contrae la domanda interna
Come spiega l’Istat, questa «flessione, che segue una fase di progressivo rallentamento della crescita, è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l’incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera». Inoltre, l’Istituto di statistica evidenzia come «l’input di lavoro è aumentato, nonostante l’andamento negativo dell’attività: le ore lavorate sono cresciute dello 0,5 percento e le unità di lavoro dello 0,1 percento».

Il Pil negli altri Paesi
In Europa, nell’ultimo trimestre, il Pil è aumentato dello 0,6 percento in Spagna e nel Regno Unito e dello 0,4 in Francia, mentre ha fatto registrare una flessione dello 0,2 percento in Germania. All’estero gli Stati Uniti hanno registrato un aumento dello 0,9 percento. Complessivamente, il Pil dei Paesi dell’eurozona è aumentato dello 0,2 percento, rapportato al trimestre precedente, e dell’1,7 percento rispetto allo stesso arco temporale del 2017.

Il giudizio delle associazioni
Secondo la Confesercenti, con i dati diffusi dall’Istat, peggiori rispetto alle aspettative, raggiungere l’1,1 percento, obiettivo complessivo dell’anno, risulta difficile pur con il dato complessivo attuale fermo allo 0,9 percento. Inoltre, l’associazione ricorda che «per aiutare la ripresa della domanda interna, o almeno evitare ulteriori peggioramenti, è necessario in primo luogo dissipare il clima di incertezze che vivono famiglie ed imprese, aggravato dalla mancanza di sicurezza sulla manovra e dal contrasto aperto con l’Europa».
Negativo anche il commento di Confcommercio: «In queste condizioni, che non dovrebbero radicalmente migliorare a brevissimo termine si delinea un gap negativo tra la realtà dei dati e le previsioni del governo già per il 2018, comportando una peggiore valutazione del Pil reale e nominale per l’anno prossimo, anche a prescindere dal raggiungimento o meno degli ambiziosi obiettivi di crescita fissati nel documento programmatico di bilancio».
Infine, la Coldiretti fa notare come l’unico settore a registrare un aumento, nel terzo trimestre, è quello dell’agricoltura con un + 1,6 percento, contro il -0,1 percento dell’industria e il -0,2 percento dei servizi. Inoltre, sottolinea in una nota, «l’agricoltura peraltro fa anche segnare un aumento del 4,8 percento del valore aggiunto del terzo trimestre rispetto allo stesso dell’anno precedente, il valore più alto tra tutti i settori. Un risultato ottenuto nonostante gli effetti del maltempo».

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