Istituti tecnici superiori, l’alternativa che fa trovare lavoro

Negli Its c'è poca teoria e molta pratica svolta all'interno delle aziende e con docenti professionali. Il risultato è che l'80 per cento dei diplomati trova lavoro entro un anno

Istituti tecnici superiori

La possibile risposta al dubbio che assale i giovani dopo il diploma: andare all’università o cercare lavoro? Nel primo caso non è detto che alla fine si vedano ripagati gli sforzi di anni passati sui libri; nel secondo, senza un’adeguata formazione, difficile trovare un’occupazione di un certo livello. E se ci fossero percorsi che, unendo teoria e applicazione pratica, mettono in mano ai ragazzi un mestiere, in settori in cui il lavoro non manca di certo? Ebbene, esistono: sono gli Istituti Tecnici Superiori (ITS). In base all’ultimo monitoraggio diffuso da ministero dell’Istruzione e Indire, l’80 per cento dei diplomati ITS trova lavoro entro un anno dal titolo. Non solo: di questi, 9 su 10 sono inseriti in un ambito coerente con la specializzazione conseguita. Peccato che, numeri alla mano, in pochi ne siano a conoscenza. Ad oggi in Italia gli iscritti totali superano di poco le 13 mila unità.

Ma cosa sono gli ITS?
Si tratta di corsi di formazione post-maturità (non universitari) nati per consentire un ingresso qualificato dei giovani nel mondo produttivo. Forte la connessione tra gli enti che organizzano i percorsi e le aziende (su circa 2500 partner che partecipano, più di un terzo sono imprese). Anche l’approccio è molto pratico: delle 1800/2000 ore in cui si articolano i corsi (biennali), almeno il 30 per cento è svolto in azienda (sotto forma di stage); con gran parte delle lezioni frontali (7 su 10) tenuta da professionisti che tutti i giorni mettono mano alle cose di cui parlano (sono il 70 per cento del corpo docente). Ore di apprendimento che per il 42 per cento si passano in stage e per il 27 per cento sono occupate da attività di laboratorio e ricerca.

Un aspetto determinante. Basta dare un’occhiata all’universo ITS. Attualmente sono 103 gli Istituti attivi, che propongono 527 percorsi, in 6 aree che toccano discipline dall’elevato livello tecnico-tecnologico. Si va dall’Efficienza energetica alla Mobilità sostenibile, dalle Nuove tecnologie per la Vita a quelle per i Beni e le Attività culturali e Turistiche, passando per le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione, a cui si aggiunge un intero segmento dedicato al Made in Italy (moda, meccanica, casa, agro-alimentare, servizi alle imprese).

Centrale il dato sull’occupazione
Se, infatti, agli albori del sistema ITS (i primi corsi partirono nel 2010) era quasi scontato che quasi tutti trovassero lavoro, nel tempo quelle proporzioni si sono mantenute costanti. Anzi, la coerenza tra percorso e lavoro svolto è addirittura aumentata (dall’86 per cento del 2013, alla fine dei corsi pilota, al 90 per cento di oggi). In che modo vengono assunti i diplomati ITS? La metà (49 per cento) firma un contratto a tempo determinato o svolge lavoro autonomo in regime agevolato; circa 1 su 4 strappa un contratto a tempo indeterminato; al 27 per cento viene proposto un apprendistato. Ma ci sono settori, come la Mobilità sostenibile, in cui la tipologia più gettonata è il tempo indeterminato.

Ma qual è l’identikit dello studente ITS?
Generalizzando, si tratta di maschi (72,6 per cento degli iscritti), con un diploma di maturità “tecnico” (62,3 per cento), delusi dal primo impatto col mondo del lavoro (l’età media, nel 45 per cento dei casi, è di 20-24 anni; nel 32 per cento di 18-19 anni). Tutto nella norma. Non mancano, però, le sorprese: ad esempio, un quinto degli iscritti (21,3 per cento) è composto da liceali e il 6,1 per cento da laureati (entrambe le categorie in incremento negli ultimi anni).  

Per quanto riguarda i percorsi che attraggono di più, al primo posto ci sono le quattro branche in cui si dividono le tecnologie per il Made in Italy (46,9 per cento), con meccanica e agro-alimentare che spiccano. Seguono i settori Mobilità sostenibile (13,3 per cento) ed Efficienza energetica (13,2 per cento). Le regioni più virtuose (col maggior numero di corsi con elevati tassi di occupazione dei diplomati)? Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Certo, non mancano le criticità (alcuni percorsi stentano a decollare, vedi il Sistema Casa). Ma le opportunità sono davvero tante. Basta il diploma, perché non tentare.

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