Italia, un Paese non sostenibile e fortemente indebitato

Il think tank economico tedesco Bertelsmann Stiftung ha pubblicato i dati sugli indicatori di sostenibilità della governance in 41 paesi OCSE e nei paesi Ue

Italia

Un Paese non sostenibile, fortemente indebitato e dove pesano l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite. Questo il giudizio sull’Italia che si legge nell’analisi del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung sugli Indicatori di Sostenibilità della Governance 2018 che esamina 41 paesi Ocse e paesi Ue. Il punteggio peggiore l’Italia, che si classifica nella fascia più bassa, l’ottiene di fatti sulle politiche economiche e l’inclusione dei giovani nel mercato del lavoro che rimangono tra le piaghe italiane.

Nei Paesi industrializzati a diminuire è in generale la qualità della democrazia
La crescente polarizzazione politica e la crescita di populismi, in un clima di perenne campagna elettorale, hanno reso sempre più difficile il lavoro dei governi e la realizzazione di riforme necessarie a fronteggiare sfide come la globalizzazione, la diseguaglianza sociale e le tematiche ambientali. La Germania e la Svizzera sono ai primi posti per il rispetto degli standard democratici, mentre si osservano criticità soprattutto in Ungheria, Polonia, Messico, Turchia come anche negli Stati Uniti. Nonostante il declino della democrazia la fiducia di cittadini nei governi di paesi come la Polonia, l’Ungheria e la Turchia continua a crescere «
Ciò dimostra che in questi paesi i valori democratici fondamentali non sono sufficientemente ancorati nella coscienza politica di gran parte della popolazione», ha commentato Daniel Schraad-Tischler, analista e co-autore dello studio.

L’Italia tra indebitamento, disoccupazione di lungo periodo e giovani Neet
Guardando con una lente di ingrandimento la situazione italiana  i dati sono piuttosto sconfortanti (solo la Grecia e il Giappone hanno un debito più alto del nostro), i disoccupati di lungo periodo rappresentano il 57.9 per cento degli inoccupati il cui tasso è il terzo più alto per Paese, anche la disoccupazione giovanile  resta la terza più alta (31.5 per cento). Per i Neet, giovani inattivi che non studiano e non lavorano, in Italia non va certo meglio: seconda solo dopo la Turchia. Il sistema pensionistico rimane un ostacolo all’ingresso dei giovani nel lavoro e a questo proposito una sfida sempre più vicina per le pensioni sono l’invecchiamento della popolazione e il calo di nascite. Più qualità è necessaria anche per l’istruzione. Piccoli passi avanti invece tra il 2014 e il 2017, si riscontrano in termini di qualità della democrazia che ha visto l’Italia passare dal 30esimo posto al 21esimo nella classifica, recuperando terreno sul pluralismo dei media nella tv pubblica, le politiche contro la corruzione che rimane un problema serio, le riforme nel sistema giudiziario, il riconoscimento delle unioni civili. Ma gli esperti su questo rimangono cauti: questi avanzamenti sono da attribuirsi ai precedenti governi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), l’analisi infatti non considera gli sviluppi del nuovo governo giallo-verde, che saranno analizzati il prossimo anno.

Sulla strategia economica del Governo italiano deciso a portare il deficit al 2.4, Schraad -Tsichler ha commentato a Momento Italia «Non è certamente un approccio a una politica sostenibile. L’accordo originario con l’Ue per il 2019 era di un nuovo debito a 0.8 per cento.  Il commissario Ue per l’Economica Moscovici lo ha definito così: “la combinazione di economia e populismo” è esplosiva e pericolosa per l’Eurozona. I premi di rischio del debito da quel momento si sono alzati moltissimo per l’Italia».

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