Italiani d’Ungheria, tra restrizioni e nuove opportunità di sviluppo

Sempre più connazionali scelgono di trasferirsi in terra magiara per lavorare, invogliati dalle possibilità economiche offerte dal Paese

ungheria

Sarà per la bandiera che accomuna nei colori Italia e Ungheria, oppure, più prosaicamente, per le favorevoli condizioni economiche che la terra magiara offre agli investitori stranieri, fatto sta che negli ultimi dieci anni l’economia ungherese parla sempre più italiano.

I lavoratori e le imprese del nostro Paese che hanno scelto l’Ungheria per il loro business sono infatti in decisa crescita: circa 2.000 aziende per un totale di oltre 26.000 addetti e quasi 2,6 miliardi di euro di fatturato aggregato. Un trend in ascesa, come dimostra ad esempio l’inaugurazione a settembre di una fabbrica di prodotti cartacei per la casa nei pressi di Esztergom, realizzata dalla lucchese Lucart. L’azienda italiana ha investito circa 19 milioni di euro per lo stabilimento ungherese, che avrà un organico iniziale di 70 dipendenti e servirà il mercato della carta per la casa del centro-est Europa.

Italiani d’Ungheria
Ma come è per un italiano lavorare e vivere oggi in Ungheria dove, economia a parte, il governo conservatore Orbán è costantemente sotto attacco per le sue posizioni su immigrazione, Unione europea e diritti umani? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Scaringella, avvocato romano che da alcuni anni ha aperto uno studio legale a Budapest, occupandosi di servizi alle imprese.

Avvocato Scaringella, ci può illustrare come è nata la vostra filiale ungherese?
«Il mio rapporto professionale con l’Ungheria è nato oramai molti anni fa, per legami familiari. Ho iniziato a occuparmi soprattutto di casi che riguardavano privati o aziende ungheresi in Italia e, ad un certo momento, ho avuto necessità di avere un punto di contatto fisico con la clientela nel paese magiaro. Questioni ereditarie o familiari, riguardanti anche gli italiani in Ungheria, sono i principali temi che interessano attualmente il nostro studio di Budapest. Inevitabile è stato quindi il confronto tra i due sistemi giudiziari, italiano e magiaro: in Ungheria i tempi della giustizia sono molto più rapidi, specie nel penale».

Scaringella a Budapest
Avvocato Massimiliano Scaringella

L’Ungheria di oggi è inevitabilmente associata alla figura di Orbán. Può spiegarci la sua posizione circa la politica di questo leader?
«
In Ungheria la politica di Orbán non è percepita come un problema. A mio giudizio il governo attuale si limita ad applicare le regole sul tema dell’immigrazione, secondo un ragionamento di questo tipo: se vieni dalla Siria puoi essere un rifugiato in fuga dalla guerra, se vieni dalla Nigeria è ovvio che non puoi esserlo».

L’economia ungherese sta attraversando un periodo di notevole vivacità. Quanto è stata stimolata dalle risorse economiche dell’Ue?
«Negli ultimi anni in Ungheria sono state realizzate diverse opere pubbliche, anche con l’utilizzo dei fondi europei; e la realizzazione di queste opere, tutte puntualmente concluse, ha favorito lo sviluppo del paese. Certo, di alcune di esse si potrà mettere in discussione l’utilità, ma comunque hanno favorito lo sviluppo economico».

Numerose multinazionali hanno scelto di aprire una sede a Budapest. Cosa ha spinto queste aziende ad investire in Ungheria?
«
In Ungheria si può avere mano d’opera specializzata a costi più bassi di molte altre nazioni, il lavoro è più flessibile e la pressione fiscale ridotta. La forza lavoro di queste società multinazionali è in buona parte costituita da non ungheresi. Inoltre, non dimentichiamo che l’Ungheria è davvero al centro dell’Europa: da Budapest, in poco tempo, si possono raggiungere molte altre capitali del Vecchio continente».

Può farci qualche esempio di settori produttivi nei quali potrebbe essere promettente investire oggi per un’azienda italiana?
«Non è semplice, ma credo molto nello sviluppo delle aree extra Budapest, in particolare punterei su investimenti nelle aree al confine con l’Austria e nella zona di Debrecen, nella parte est del paese. Altri settori interessanti sono la viticoltura e l’alimentare, per i quali potrebbero aprirsi scenari volti a valorizzare alcuni marchi presenti da anni in Ungheria ma non valorizzati all’estero».

 

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