La nuova sfida 

salvini

Si combatte sulle imminenti elezioni europee e sul conflitto di interesse la nuova sfida all’interno del governo. Forte della vittoria in Sicilia, il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce, su Facebook, come il 26 maggio “la scelta sarà tra chi vuole guardare avanti e chi, invece, spera in un altro Patto del Nazareno”.

Il nuovo botta e risposta tra i due azionisti del governo è iniziato con Matteo Salvini per il quale “sarà un referendum non elezioni europee”. ”L’ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi e non gli è andata bene. Io non sfido gli italiani, io li rappresento e voglio lavorare per rappresentarli. Gli italiani poi scelgono in libertà alle elezioni europee”, è la replica di Di Maio.

“Gli italiani dovranno scegliere tra chi si vuole tenere gli indagati nelle istituzioni e chi no, chi abbassa le tasse nei comizi e chi, invece, lo fa davvero, chi aiuta le persone con il salario minimo, come vogliamo fare noi, aumentando gli stipendi, e chi non lo vuole fare, e tra chi dice che la donna deve stare in casa per fare più figli e chi, come noi, pensa che dobbiamo prendere il miliardo di euro che avanza dal reddito di cittadinanza e metterlo in un decreto legge urgente che serva ad aiutare le famiglie che fanno figli e quindi soprattutto alle mamme che oggi festeggiano la loro festa”, aveva già detto Di Maio parlando con i giornalisti a San Giovanni rotondo, in provincia di Foggia, a margine di una iniziativa elettorale. Ma a creare tensioni è anche la legge sul conflitto di interessi annunciata da Di Maio. “E’ nel contratto di governo e si deve fare – ha insistito il leader politico dei 5S -. Va fatta perché per contrastare la corruzione serve una legge che consenta ai ‘prenditori’, non agli imprenditori, di non avere più santi in Paradiso a discapito di tanti imprenditori”. “Non sono contrario in linea di principio, basta che non sia contro qualcuno o contro qualcosa in particolare, afferma Salvini, ospite di Radio 24. “Vediamo la proposta dei 5 Stelle, fatemi leggere cosa c’è scritto – dice il ministro dell’Interno – è giusto limitare certe sovrapposizioni ma se mi si chiede se è un’emergenza nazionale, dico no. Ovunque mi chiedono di andare avanti con riduzione delle tasse e tagliare la burocrazia”. “Se non ci fossero gli imprenditori” in politica “l’Italia non sarebbe il secondo Paese industriale d’Europa. Ci entrano tutti in politica, magistrati, avvocati, medici operai, giornalisti. Non si capisce perché qualcuno sì e qualcuno no”.

(Fonte: Adnkronos)