La salute passa dal cuore: come prevenire infarto, ictus e ischemie

In Italia le malattie cardiovascolari provocano 242 mila decessi all'anno. E le donne sono i soggetti più a rischio

cuore

Le malattie cardiovascolari continuano ad essere in assoluto la prima causa di morte in Italia  (44 percento del totale) con 242 mila decessi l’anno, secondo gli ultimi dati Istat. Nel mondo sono responsabili di ben 17,5 milioni di morti premature e si prevede che nel 2030 aumenteranno a 23 milioni. Nel nostro Paese a farne le spese sono soprattutto le donne (127 mila) e molte di queste morti si verificano prima dei 60 anni di età. Il dato fa riflettere, rappresentano il 30 percento di tutti i decessi e colpiscono più dei tumori (179 mila) e delle malattie respiratorie (49 mila).  Inoltre comportano un costo pari al 23,5 percento della spesa farmaceutica italiana, l’1,34 percento del Pil. La scarsa conoscenza dei fattori di rischio e l’elevato impatto socio-economico di questo fenomeno ha portato l’Oms a fissare un obiettivo: ridurre del 25 percento il rischio cardiovascolare entro il 2025.  Come se non bastasse, il 50 percento degli italiani è in sovrappeso o obeso, in maggioranza uomini: consumano più grassi che verdura, hanno un colesterolo più elevato e si muovono meno rispetto a diverse altre nazioni europee. E questo vale per tutte le classi sociali e per le differenti scolarità.

L’opinione dell’esperto
«Ridurre il rischio cardiovascolare è possibile – afferma il professor Bruno Trimarco, direttore della cattedra di Cardiologia dell’Università Federico II di Napoli – attraverso interventi sullo stile di vita. Alcune semplici regole: evitare il fumo (per chi smette, il rischio di infarto dopo 5 anni è dimezzato rispetto a quello di un fumatore); ridurre il consumo di grassi favorendo, invece, quello di frutta, verdura, legumi e cereali; preferire pasta e pane integrali; aumentare il consumo di pesce e ridurre quello di carni rosse; tenere sotto controllo il peso corporeo (la circonferenza vita per le donne deve essere 88 cm, per gli uomini 102 cm); praticare regolarmente attività fisica; camminare tutti i giorni per circa 30 minuti; spostarsi in bici o con mezzi pubblici; salire le scale a piedi. I  parametri della pressione arteriosa non devono superare i 130mmHg  per la massima e gli 80mmHg per la minima, quelli del colesterolo cattivo LDL devono essere inferiori a 100 mg/dL, così come quelli della glicemia».

Donne più a rischio
Le malattie cardiovascolari, un tempo declinate al maschile, colpiscono sempre di più (e prima) anche il sesso femminile. In Italia una donna su due è a rischio di una malattia di cuore, soprattutto dopo la menopausa. Dopo i 60 anni il 30 percento dei casi di infarto riguarda una donna e la percentuale cresce con l’aumentare dell’età. Le cause? Stress, vita sedentaria, fumo, troppo lavoro, dieta ipercalorica, diabete mellito e pressione alta. Uomini e donne in questo si assomigliano. Eppure, molte considerano l’infarto e il mal di cuore roba da maschi, trascurando così i rischi che corre il loro muscolo, soprattutto dopo i 50 anni. «Sicuramente, le donne sono relativamente protette fino alla menopausa – sottolinea il professor Trimarco – sebbene sempre di più osserviamo che cominciano ad ammalarsi di patologie cardiovascolari anche in pre-menopausa. Hanno ancora l’idea di essere quasi immuni dalle malattie del cuore, per loro la prevenzione cardiovascolare non è così importante, invece devono fare attenzione. In aggiunta, sentono il peso dei costi che la salute comporta: in Italia, al Sud più che altrove, le donne si sottopongono a controlli e analisi solo quando li ritengono necessari, considerandoli troppo costosi».

Prevenzione in farmacia
Fino al 30 novembre in 600 centri Apoteca Natura di tutta Italia si potranno effettuare controlli gratuiti e screening completi per ictus, infarti e diabete. L’iniziativa – la VI edizione della campagna “Ci sta a cuore il tuo cuore” – consentirà di misurare la pressione arteriosa  e i livelli totali di colesterolo; valutare la probabilità di sviluppare il diabete mellito di tipo 2. Nonostante le numerose iniziative di sensibilizzazione, secondo un’indagine condotta in Italia solo il 38 percento delle persone ad alto rischio cardiovascolare conosce la propria condizione e adotta concretamente comportamenti e stili di vita adeguati.

 

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