L’ascensore sociale si è fermato

L’Ocse ha diffuso il report sulla mobilità: nel nostro Paese ci sono poche possibilità di crescita e le famiglie sono preoccupate per il futuro dei propri figli

Potrebbero essere necessarie almeno 5 generazioni per far sì che bambini nati in famiglie a basso reddito cambino classe sociale e raggiungano un reddito pari a quello medio del proprio Paese. E’ così in Italia ma anche in Portogallo, in Irlanda, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. A sottolinearlo è l’Ocse in un rapporto dedicato al cosiddetto “ascensore sociale”. Nella maggior parte dei paesi Ocse esiste una sorta di immobilità per cui le persone al fondo della scala dei redditi hanno poche possibilità di salire, e quelle in cima tendono a rimanere dove sono. «Ciò mina la crescita economica potenziale e riduce anche la soddisfazione individuale, il benessere e la coesione sociale», scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.  Tanto è vero che ben il 71 per cento dei genitori italiani teme che i propri figli non raggiungano il livello di status e benessere che essi hanno ottenuto. «In Italia – scrive l’Ocse – lo status economico delle persone è molto correlato a quello dei genitori».

Mobilità immobile
La scarsa mobilità intergenerazionale è legata a vari fattori. Innanzitutto l’Organizzazione mette in evidenza che in Italia il rendimento degli investimenti nell’istruzione superiore è uno dei più bassi: i laureati guadagnano in media solo il 40 per cento in più rispetto ai diplomati, mentre tale percentuale sale al 60 per cento nei paesi dell’area Ocse. I due terzi dei figli la cui famiglia d’origine è poco istruita resterà a quel livello mentre solo il 6 per cento riuscirà a prendere un diploma di scuola superiore. E, ancora, circa il 40 per cento dei figli dei lavoratori manuali farà lo stesso lavoro dei genitori mentre il 31 per cento dei figli di chi percepisce un reddito basso percepirà lo stesso reddito.

Le misure da attivare
Di fronte a una situazione del genere che denota, in sostanza, un ascensore sociale rotto, cosa si può fare per favorire la mobilità? «Sono necessarie politiche che rafforzino le dimensioni chiave del benessere individuale nonché l’occupazione e il rafforzamento degli strumenti per alleviare l’onere di condizioni di partenza sfavorevoli», scrive l’Ocse.
In particolare, per quanto riguarda l’Italia, secondo l’Organizzazione le priorità da affrontare sono: affrontare le lacune negli investimenti in istruzione e competenze; combattere la disoccupazione di lunga durata e gli alti tassi di Neet tra i giovani; migliorare il funzionamento e la copertura delle reti di protezione per le famiglie povere, insieme alle misure di attivazione per garantire che i lavoratori licenziati non cadano in povertà durante la ricerca di un nuovo lavoro.

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