Lavoro, aumentano le candidature spontanee e il recruiting via social

Una ricerca dell'Università Iulm evidenzia i cambiamenti delle aziende per la ricerca del personale e quali sono le personalità più richieste dalle imprese

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Oggi i giovani in cerca di lavoro si sono stancati di attendere l’arrivo di un’offerta, ma scelgono sempre più di proporsi in prima persona alle aziende. Le società, infatti, tra i vari canali di reclutamento scelgono sempre più il curriculum spomntaneo (61,9 per cento). Inoltre, per il 42,9 per cento è in aumento l’importanza delle agenzie per il lavoro. Sono questi alcuni dei dati che emergono dallo studio “Formazione dei neolaureati ed esigenze d’impresa”, realizzato dall’Università Iulm di Milano in collaborazione con Centromarca (Associazione italiana dell’industria di marca) e Adecco.

I dati della ricerca
Nel corso del 2018 per la selezione dei giovani laureati il livello più utilizzato è stato quello delle specialistiche (76 per cento). Solo il 14 per cento per le lauree triennali e in ultimo i master (10 per cento). Le facoltà di riferimento per le aziende sono quelle di economia e ingegneria, rispettivamente con il 78,6 e il 71,4 per cento. Fanalino di coda lettere e filosofia al 2,4 per cento. I principali settori d’ingresso nel mondo del lavoro, invece sono quelli dell’area commerciale/vendite insieme a marketing e comunicazione, entrambi al 69 per cento. Nello studio, inoltre, si sottolinea come, rispetto alla precedente rilevazione del 2012, i social network stanno diventando una piattaforma di reclutamento importante da parte delle aziende (28,6 per cento), soprattutto per i giovani lavoratori, insieme ai siti web specializzati (45,2 per cento). E se da un lato cresce l’interesse verso le nuove tecnologie, dall’altro diminuisce il ricorso a strumenti tradizionali come le inserzioni sui giornali, scese al 2,4 per cento.

Aumenta l’importanza del tempo indeterminato
Infine, se il tempo determinato si conferma la tipologia di contratto principale scelta dalle aziende (76,2 per cento), per via di una crescente esigenza di flessibilità, allo stesso tempo inizia ad aumentare il peso dei contratti a tempo indeterminato passati dal 17 al 45 per cento, per via dei probabili effetti della riforma del Jobs Act e del leggero miglioramento congiunturale (2018 rispetto al 2012).

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