Lavoro, chi vuole cambiarlo lo fa per avere uno stipendio più alto

Il dato emerge da due ricerche, realizzate dall'Osservatorio JobPricing e da LinkedIn, che hanno analizzato il grado di soddisfazione degli italiani sulla propria occupazione

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Cosa spinge gli italiani a scegliere un posto di lavoro rispetto ad un altro? Secondo i dati dell’Osservatorio JobPricing, riportati nel “Salary satisfaction report 2019”, la presenza di una retribuzione fissa è l’elemento che viene ritenuto realmente importante nella scelta di un lavoro. Seguono le relazioni interpersonali positive con capi, colleghi e collaboratori e il contenuto del lavoro in sé, inteso come tipo di attività da svolgere, con mansioni importanti.

Cambiare o restare?
Lo studio riporta, inoltre, quali sono le condizioni che spingono un individuo a cambiare posto di lavoro. Anche in questo caso migliorare la propria retribuzione si conferma il fattore determinante nella scelta (69,1 per cento). Ben 2 lavoratori su 3, infatti, cambierebbero occupazione per un miglioramento dello stipendio fisso. Seguono la possibilità di uno sviluppo di carriera (39,9 per cento), la retribuzione variabile individuale (35,1 per cento) e la possibilità di avere orari flessibili (32,3 per cento).
Se, invece, si analizzano i motivi che portano il lavoratore a rimanere fedele alla propria azienda, si legge nel rapporto, «oggi sono “intangibles” gli elementi di maggiore soddisfazione per i lavoratori rispetto al posto di lavoro attuale, in particolare il rapporto con gli altri membri dell’azienda».  Le relazioni positive con i colleghi, infatti, sono scelte dal 48,7 per cento, seguite dall’ambiente di lavoro (inteso come spazi) scelto dal 42,1 per cento e dalla flessibilità degli orari (41,5 per cento). Agli ultimi posti troviamo la possibilità di sviluppo di carriera (13,7 per cento) e la retribuzione variabile aziendale contrattuale (14 per cento) come ad esempio un contratto di 2° livello o un premio di risultato.
Infine, lo studio dell’Osservatorio Jobpricing, riporta come «solo un lavoratore su quattro non acconsentirebbe per nessun motivo a una riduzione di stipendio fisso in cambio di un investimento per il proprio sviluppo professionale, per un miglior work-life balance, per maggiori servizi o per una retribuzione più elevata, ma in parte legata alla performance individuale».

Il lavoro visto dai social
Anche LinkedIn, popolare social network che si occupa di fare rete fra lavoratori, professionisti e imprese, ha sviluppato una ricerca in collaborazione con Jobstacles, sulla soddisfazione dei lavoratori. Secondo i risultati dello studio, gli italiani sono abbastanza soddisfatti del proprio lavoro e il 35 per cento lo reputa interessante e stimolante. Una percentuale che sale al 43 per cento se si considerano solo i millennial e gli esponenti della generazione Z (la fascia che va dai 18 ai 34 anni).
Dal sondaggio, realizzato su un campione di oltre 1000 lavoratori, è emerso che il il 39 per cento degli intervistati pensa che la propria posizione di lavoro sia soddisfacente, mentre il 27 per cento crede di poter essere più felice altrove.
Anche per la ricerca realizzata da LinkedIn, i risultati corrispondono a quelli dell’Osservatorio JobPricing. Infatti, al primo posto tra le motivazioni che spingono gli italiani a cercare un nuovo lavoro c’è la possibilità di un aumento di stipendio, con il 45 per cento delle preferenze, seguito dalla ricerca di un migliore equilibrio tra vita lavorativa e personale (28 per cento) e dalla possibilità di andare in un’azienda che garantisca maggiori prospettive di crescita professionale (23 per cento).
Per quanto riguarda le motivazioni che frenano i lavoratori dal cercare un’altra occupazione, il 26 per cento ha risposto di avere dubbi sulla possibilità di trovarsi peggio nella nuova azienda, così come il 14 per cento che ha paura dell’ignoto legato a un nuovo posto di lavoro, mentre per il 12 per cento degli italiani c’è la paura di fallire, non dimostrandosi adeguatamente preparati alla nuova occupazione.
Tuttavia, il 53 per cento dei lavoratori italiani afferma di non aver mai rinunciato a candidarsi per una nuova posizione solo per non sentirsi abbastanza preparato. E tra le motivazioni principali che portano gli abitanti del nostro Paese a sentirsi più insicuri  il 27 per cento ha affermato di aver paura di uscire dalla sua “comfort zone”, di non avere abbastanza esperienza (27 per cento) o di pensare che ci siano altri candidati più idonei (26 per cento).

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