Lavoro, come funziona la selezione del personale al tempo dei social

Intervista al professore di Sociologia dell’università degli studi di Teramo, Everardo Minardi, e al professore ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Adalberto Perulli

Che ruolo hanno i social media ai fini della ricerca di un lavoro? Da una ricerca del sito di selezione del personale americano Simply Hired (rilanciata da Fast Company) è venuto fuori che il 37 per cento dei manager intervistati cerca informazioni sui candidati attraverso Google e il 38 per cento controlla la loro presenza sui social media. Tra questi il più consultato è LinkedIn (29 per cento), ritenuto il social più professionale anche se a volte i profili risultano essere un copia e incolla del curriculum vitae.  Spesso allora i manager fanno riferimento a Facebook o Instagram. Per chi si occupa di ricerca e selezione del personale, infatti, commenti e post forniscono indicazioni su personalità, interessi e modalità di comunicazione nonché sul panorama culturale di riferimento di un candidato.

Il parere degli esperti
Per approfondire l’argomento e le motivazioni di questi meccanismi abbiamo chiesto un parere a due docenti: il professore di Sociologia dell’università degli studi di Teramo, ora in pensione, Everardo Minardi, e il professore ordinario di Diritto del Lavoro all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Adalberto Perulli .

«Ad essere cambiato è il lavoro: non più legato a una logica di posto fisso bensì alla ricerca di una corrispondenza tra le competenze delle persone e i vincoli tecnologici-comunicativi di beni e prodotti», spiega il professor Minardi. «A questo va aggiunto che il luogo di lavoro non è più la fabbrica come siamo abituati a conoscerla ma laboratori e network (reti d’impresa) con un numero di dipendenti che si aggira tra le 8/10 persone».

«In tutto questo il mondo dei social media diventa prezioso proprio per la capacità di mettere in rete gli elementi di cui parlavamo sopra -. continua Minardi – Purtroppo però quello social è anche un mondo caotico e multi-linguaggio incapace di dialogare con l’esterno e senza una mediazione professionale in grado di veicolare al meglio i messaggi. Servirebbe quindi una regolamentazione del mondo social che, da comunicazione irregolare, potrebbe diventare un mezzo efficace di ricerca-offerta di lavoro. Così facendo i social media diventano importanti non come mezzi di controllo o repressione ma come orientamento alla ricerca di una maggiore opportunità di successo».

Per il professor Adalberto Perulli «I canali di incontro domanda/offerta in Italia sono stati sempre diversi da quelli istituzionali: si pensi agli uffici di collocamento di un tempo o ai Centri per l’impiego attuali che, si stima, coprano solo il 3 per cento dell’occupazione. Le imprese oggi, anche per ridurre i costi di selezione del personale, trovano nei social un terreno fertile di reclutamento. Questo perché, ripeto, in Italia i canali di ricerca del lavoro sono diversi da quelli istituzionale infatti un altro esempio è l’università; anche qui alla Ca’ Foscari arrivano parecchie richieste da aziende a caccia di studenti universitari».

«Ritengo che il mondo dei social media abbia generato una sorta di auto organizzazione sociale di individui che ha soppiantato i mediatori sociali tradizionali; questo ha sviluppato fenomeni di disintermediazione a vantaggio di forme di auto promozione del singolo utente, modo autonomo e diretto il quale, a sua volta, è in grado di generare mercato». «In quello che è il complesso, vasto e delicato rapporto lavoro-social media – , continua Perulli – l’aspetto che per noi giuristi inizia ad assumere consistenza riguarda i riflessi che i social possono avere nella gestione del lavoro. Ad esempio ci sono casi di richiesta di congedi o permessi accordati per poi in realtà scoprire la verità attraverso foto postate su un social: ecco in questi casi il dipendente rischia un procedimento disciplinare serio da parte dall’azienda. Interessanti i casi in cui i social influenzano i rapporti di lavoro ai fini della produttività, oppure come i social possano essere una forma di controllo sul posto di lavoro; ancora come attraverso un social network si possano fare comunicazioni di lavoro. Ecco – , conclude il professore – il rapporto tra i social media e l’amministrazione aziendale è un argomento che il mondo giuridico inizia a studiare».

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