Lavoro, cosa preferiscono le generazioni: smart working o open space?

Una ricerca realizzata da Future Workplace ha evidenziato le differenze di gradimento delle due tipologie di lavoro tra le diverse generazioni

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Smart working contro open space. Il nuovo e il vecchio. Partito in sordina, il cosiddetto lavoro agile sta prendendo sempre più piede. A volerne usufruire sono soprattutto gli appartenenti alla generazione dei Baby boomers (i nati tra il 1946 e il 1964), desiderosi di un ambiente dove regni il silenzio, in modo da potersi concentrare al meglio sul proprio lavoro senza fonti di disturbo esterne. Al contrario, i millennials (nati tra il 1981 e il 1994) e i giovanissimi della generazione Z (nati tra il 1995 e il 2012) preferiscono ancora gli open space, pur riconoscendo che il rumore e le numerose fonti di distrazione possono deconcentrare.
È questo il risultato di una ricerca globale commissionata da Poly, società di comunicazione nata dall’unione di Plantronics e Polycom, e sviluppata da Future Workplace, che ha analizzato il tema dello smart working indagando sul rapporto che le 4 generazioni impegnate in attività lavorative, Baby boomers, generazione X (nati tra il 1960 e il 1980), millennials e generazione Z) hanno con il proprio luogo di lavoro fisico e in particolare con gli uffici open space e i benefici e gli svantaggi ad essi correlati.

I dati della ricerca
Come riporta lo studio, nonostante l’aumentare di quanti ricorrono all’utilizzo dello smart working, più della metà degli appartenenti alla generazione Z (55 per cento) e dei millennial (56 per cento) preferisce ancora lavorare in uffici con open space, riconosciuti allo stesso tempo come fonti di distrazione, come  nel caso di un collega che telefona (evidenziato dal 76 per cento) o chiacchiera nelle vicinanze (indicato dal 65 per cento). Una situazione che porta frustrazione tra i dipendenti (93 per cento).  Tuttavia, i giovanissimi (più della metà della generazione Z, pari al 52 per cento) affermano di riuscire a concentrarsi maggiormente se circondati dal rumore o da persone che parlano.
Nel caso dei Baby boomers e della generazione X il gradimento degli open space cala rispettivamente al 38 e al 47 per cento, venendo considerati la causa di un calo di produttività personale (60 per cento contro il 48 per cento della generazione Z).
Le motivazioni sono da ricercare anche nel modo di lavorare degli appartenenti alle varie fasce d’età: ad esempio, il 20 per cento degli appartenenti alla generazione Z passa almeno la metà della giornata lavorativa al telefono, impegnato in videchiamate o chiamate multiple e solo il 7 per cento dei baby boomers fa lo stesso.
Il punto d’incontro fra le generazioni è riconoscere che le distrazioni potrebbero essere ridotte al minimo grazie all’utilizzo di tecnologie più avanzate (56 per cento) e sistemi in grado di eliminare i rumori di fondo (56 per cento).

Differenze dovute a stili di lavoro diversi
Secondo Jeanne Meister, socio fondatore di Future Workplace, «la Generazione Z sta avviando al mondo del lavoro milioni di persone a livello globale e la nostra ricerca ha scoperto che questi ragazzi hanno stili di lavoro molto diversi rispetto alle generazioni precedenti. Oggi abbiamo quattro generazioni che lavorano negli stessi spazi, il che costringe le aziende a riconsiderare le definizioni tradizionali di ciò che rende un ufficio produttivo e di come i loro dipendenti possono collaborare al meglio».
Per sfuggire ai rumori circostanti, il 35 per cento degli appartenenti alla generazione Z utilizza cuffie antirumore, mentre solo il 16 per cento dei baby boomers fa lo stesso. Questi ultimi, poi, lavorano solo nel proprio spazio principale, al contrario dei lavoratori più giovani che tendono a spostarsi in spazi più confortevoli. Infine, I baby boomer che ammettono di non trovare una soluzione alle distrazioni dei loro open space in ufficio sono il triplo rispetto a quelli della generazione Z.

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