Lavoro, da salario minimo a famiglie: i dossier che scottano tra Lega e M5S

Ecco gli argomenti di interesse nazionale che dovranno essere discussi dalle due forze politiche nelle prossime settimane

Salario minimo, orario di lavoro e decreto famiglie: sono questi, sul fronte scottante del mercato del lavoro, i dossier su cui Lega e M5S sono ancora lontani da un accordo.

SALARIO MINIMO: è il provvedimento nato sulla scia della partita avviata dai 5 stelle ma ancora non conclusa sui rider, i ciclofattorini delle piattaforme del food delivery, nuova frontiera del precariato, su cui Lega e 5Stelle hanno finito per parlare due lingue diverse. La norma con cui fissare un salario minimo per tutti i lavoratori a 9 euro lordi l’ora, infatti, non ha ottenuto il placet del Carroccio meno propensa ad alterare il meccanismo del Contratto nazionale collettivo che assegna ad aziende e sindacati la ricerca di un equilibrio, e più favorevole invece ad una legge che dia corpo alla rappresentanza sindacale ma anche a quella imprenditoriale per evitare il proliferare dei contratti-pirata.

Era stato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon infatti a gelare, nelle settimane scorse, l’entusiasmo di Di Maio tornato ad assicurare la chiusura della partita in tempi brevi, liquidando la questione con poche parole. «Credo che in Italia le priorità siano altre che non il salario minimo», aveva detto auspicando piuttosto «una legge cornice che preveda interventi non solo sul salario ma anche sulla rappresentanza, per debellare il dumping contrattuale, e ulteriori incentivi fiscali alla produttività». Il tavolo sul salario minimo al momento ha esaurito la fase “tecnica” ed è in attesa dell’avio di un nuovo confronto “politico” con i sindacati.

TAGLIO ORARIO LAVORO: nuovo “inciampo” nei rapporti tra Lega e 5 Stelle anche sull’orario di lavoro. L’idea lanciata dal presidente Inps , Pasquale Tridico nei mesi scorsi, di una possibile «riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario, come leva per ridistribuire ricchezza e aumentare l’occupazione», infatti, è stata respinta senza appello dagli esponenti del Carroccio ai quali il repechage dello slogan che infiammò gli anni 70, “lavorare meno lavorare tutti”, appare intraducibile nella realtà di oggi. Ma soprattutto, è il rischio che non vorrebbero correre, potrebbe accavallarsi con quella Flat Tax che per Salvini resta la madre di tutte le battaglie. «Non è nel contratto», aveva tagliato corto ancora Durigon: «in una fase così delicata per l’economia italiana ridurre l’orario di lavoro a parità di salario potrebbe creare una condizione di difficoltà per le imprese. Non è la strada giusta questa; per redistribuire la ricchezza ci sono peraltro iniziative già approvate dal governo , a cominciare dalla flat tax».

FAMIGLIE: è l’ultimo capitolo dei dossier della discordia. Il provvedimento annunciato nei giorni scorsi da Di Maio, e già virtualmente coperto sotto il profilo finanziario da quel miliardo di risparmio liberatosi dal Reddito di cittadinanza, prevederebbe una serie di incentivi per le giovani coppie con figli, da un fondo per le politiche per la natalità, agli sconti su pannolini, babysitter e sgravi sulle rette degli asili nido. Ma la Lega con un occhio alla necessaria sterilizzazione dell’Iva attesa nel 2020, aveva già ipotizzato di utilizzare diversamente il tesoretto Rdc. Tanto che lo stesso Di Maio aveva dovuto puntualizzare: «Il miliardo per la famiglia non si tocca». La situazione dunque è in pieno stand-by. Ed è andata delusa anche l’attesa di un via libera da parte del Consiglio dei ministri del 20 maggio che non affrontato l’argomento.

 

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