Lavoro e vita privata: sono inconciliabili per un terzo degli occupati

Lo rivela l'Istat nel suo Report su "Conciliazione lavoro e famiglia" relativo al 2018. Una situazione riscontrata soprattutto per chi ha figli tra 0 e 5 anni

lavoro e vita privata

Coniugare vita privata e lavoro? Per un terzo degli occupati (35,1 per cento) è quasi un’impresa come dimostra l’ultimo report elaborato dall’Istat per l’anno 2018, “Conciliazione lavoro e famiglia”. Esiste almeno un fattore che impedisce di conciliare gli aspetti lavorativi con quelli della propria vita quotidiana, come affermano, nella stessa proporzione padri e madri di ragazzi con meno di 15 anni (rispettivamente il 34,6 e il 35,9 per cento). In particolare, i problemi si presentano quando i figli sono più di uno (36,8 per cento dei genitori) o in età prescolare (37,8 per cento). Così, il 38,3 per cento dei lavoratori tra i 18 e i 64 anni, con figli sotto i 15 anni, hanno modificato i propri aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Inoltre, va tenuto presente il dato relativo alle madri che rinunciano a lavorare per potersi prendere cura dei figli: l’11,1 per cento, rispetto alla media europea del 3,7 per cento.

Motivazioni principali: orario e distanza
Le maggiori difficoltà vengono riscontrate tra i lavoratori indipendenti (39,4 per cento), chi svolge professioni qualificate (39 per cento), gli addetti al commercio e servizi (39,2 per cento). Tra i genitori occupati in professioni impiegatizie e non qualificate tale quota è del 25 per cento. A influire è, soprattutto, l’orario di lavoro che vede chi lavora full-time avere le difficoltà maggiori rispetto a chi ha un part-time (37,6 rispetto al 24,6 per cento). Le percentuali crescono se si prende in esame solo il dato relativo alle madri: 43,3 per cento per quelle che lavorano a tempo pieno contro il 24,9 per cento di quelle a tempo parziale. Proprio l’orario di lavoro lungo è indicato come l’ostacolo maggiore da più di un quarto dei genitori che lamentano almeno un problema di conciliazione, quota che raggiunge il 43,2 per cento tra chi in generale ha difficoltà e svolge un lavoro indipendente mentre scende al 20,3 per cento tra i dipendenti.
Nel caso di lavoratori indipendenti si aggiungono le difficoltà di un lavoro troppo faticoso o con una programmazione imprevedibile (nel 20 per cento dei casi); per i dipendenti, invece, le complicazioni derivano dai turni di lavoro quando sono in orario pomeridiano o serale o nel fine settimana (19,5 per cento) e che richiedono molto tempo per il tragitto (18,1 per cento).

Più difficoltà per chi ha un parente disabile
A influire è soprattutto l’età, con le difficoltà di conciliazione che aumentano quando ci sono bambini tra 0 e 5 anni. In particolare, tra le donne con figli in età prescolare, quasi un milione e 300 mila, la quota di quelle che incontrano ostacoli supera il 39 per cento, arrivando al 46,7 tra quelle che lavorano a tempo pieno. Le madri che lavorano part-time hanno problemi di conciliazione in misura minore (27,5 per cento dei casi). Stessa situazione per i padri, ma con percentuali inferiori: fra loro dichiara di avere un problema di conciliazione il 37 per cento, la quota scende al 25,4 tra quelli in part-time.
Infine, le problematiche si presentano per quasi il 42 per cento di coloro che devono prendersi cura sia di figli minori di 15 anni che di familiari non autosufficienti, e il 34,4 per cento di coloro che hanno solo responsabilità di cura verso familiari disabili, malati o anziani.