Lavoro, entro il 2024 esploderà il coworking in Italia

Secondo l'Osservatorio di e-work, l’ufficio condiviso sarà scelto dal 38 per cento di chi è occupato. Ecco la situazione attuale

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Il futuro del lavoro si chiama coworking, che in italiano sta a significare ufficio condiviso. Tra pochi anni il fenomeno, già presente in Italia, è destinato all’esplosione: secondo l’Osservatorio di e-work, il coworking sarà scelto dal 38 per cento dei lavoratori entro il 2024. Il motivo? Per la flessibilità degli orari, il costo e l’ambiente più creativo (almeno sulla carta), ma anche per i confort che un ufficio tradizione, per questioni a volte di spazio, non può concedere. 

La situazione attuale
Sono stati censiti in Italia 360 spazi coworking: Milano si può definire la capitale degli uffici condivisi (arriva da sola a quota 68): il centro-nord ha numeri nettamente maggiori rispetto al centro-sud. In media una postazione costa circa 30 euro al giorno, mentre se si punta a un abbonamento mensile si possono chiudere accordi da 280 euro.   

Il profilo
Il 53 per cento dei lavoratori che scelgono questa formula è costituito da freelance, il 39 per cento piccoli imprenditori e l’8 per cento dipendenti di aziende private. Il 58 per cento dei coworkers è rappresentato da uomini e il 42 per cento donne. L’età media è di 31 anni. L’85 per cento dei coworkers preferisce lavorare in uffici condivisi di piccole dimensioni, con meno di 15 scrivanie. Tra i servizi più richiesti ci sono: internet, stampanti, sale riunioni e punto ristorazione

L’esperto
«Il coworking – afferma Paolo Ferrario, presidente e amministratore delegato di e-work – si basa sul principio della condivisione: condivisione non solo di spazi ma soprattutto di idee, progetti e iniziative. L’obiettivo del coworking è quello di espandere il proprio network professionale, incontrare potenziali clienti e creare opportunità. Sicuramente più movimentata rispetto a un ufficio tradizionale, questa soluzione è perfetta per chi cerca non solo un luogo di lavoro, ma anche un’offerta di servizi complementari».