Lavoro, Generazione Z in rampa di lancio nel mondo aziendale

Si tratta di un esercito silenzioso che costituirà oltre il 30 per cento della forza occupazionale entro il 2025 in tutto il mondo

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Uno sguardo al futuro per non arrivare impreparati. Perché i giovanissimi di oggi saranno i dirigenti e i talenti di domani in ambito lavorativo. Focus, dunque, sulla Generazione Z, sui nati tra il 1995 e il 2012: ragazzi e ragazze che hanno vissuto il boom della rete, a mani basse multitasking e più connessi dei Millennials. Si tratta di un esercito silenzioso, in rampa di lancio, che costituirà oltre il 30 per cento della forza lavoro entro il 2025 in tutto il mondo. 

I cinque punti
Da uno studio condotto da Sodexo sui Workplace Trend del futuro, presentato oggi in occasione dell’evento HR LAB – Human Capital Forum presso la LUM School of Management, sono emersi 5 punti fondamentali per far sì che le aziende integrino la Generazione Z nel migliore dei modi all’intero delle loro strutture. Eccoli:  

  1. Investendo nelle nuove tecnologie. Creare un ambiente lavorativo che favorisca lo “smart working” e l’integrazione delle nuove tecnologie assicura una maggiore produttività ed aiuta a gestire le distrazioni.
  2. Sviluppando iniziative di coaching. Dare spazio ad iniziative di formazione in grado di aumentare le soft skills e le capacità trasversali dei ragazzi della Generazione Z permette di ottenere maggiore produttivatà dalle nuove leve.
  3. Promuovendo un miglior equilibrio vita-lavoro. Offrire dei benefit che permettano di affrontare efficacemente la condizione di stress quotidiano garantisce una maggiore serenità in ambito lavorativo.
  4. Favorendo la comunicazione. Instaurare un rapporto di fiducia reciproca tra i giovani e i superiori diventa fondamentale per offrire un miglior contesto lavorativo e sviluppare un team performante.
  5. Prestando attenzione alla responsabilità sociale. La Generazione Z è molto attenta alle tematiche legate alla sostenibilità sociale ed ambientale, e preferisce entrare a contatto di aziende che si fanno promotrici in prima persona di queste iniziative.

Esperti nazionali e internazionali
«I nativi digitali della Generazione Z costituiscono una fonte di stimoli ed entusiasmo fondamentale per lo sviluppo e l’innovazione delle aziende – afferma Stefano Biaggi, amministratore delegato di Sodexo Italia, azienda leader mondiale nei servizi di qualità della vita – In Sodexo ci impegniamo per creare un ambiente di lavoro focalizzato sulle persone. Questo implica innanzitutto cogliere e rispettare le peculiarità del singolo collaboratore, consentendogli di esprimere in modo autentico il suo potenziale. Per questo Sodexo ha creato Eat, l’offerta di ristorazione progettata per soddisfare i bisogni specifici dei consumatori. Come in tutti gli aspetti della propria vita, i collaboratori si approcciano al momento del pasto con aspettative e desideri differenti tra loro: ecco perché il ristorante aziendale deve poter offrire prodotti e modalità di consumo differenti all’interno di uno spazio piacevole e funzionale, assecondando le spinte motivazionali e personali che guidano l’azione in quel momento». Per Claire Madden, ricercatrice ed autrice del best seller Hello Gen Z: Engaging the Generation of Post-Millennials, «i digitali sono in cerca di livelli equamente elevati di affermazione e coinvolgimento nelle interazioni sul lavoro. Gli appartenenti alla Generazione Z riescono ad adattarsi facilmente al contesto lavorativo e non hanno paura di trasformazioni e transizioni. Hanno solo bisogno di un ambiente in cui possano esprimere il loro potenziale e riuscire a portare innovazione». Così David Stillman, esperto generazionale che nel suo recente studio Gen Z @ Work ha evidenziato come la ricetta per il successo delle aziende del futuro sia il mix tra la disponibilità alla collaborazione dei Millennials e la mentalità orientata al successo dei nativi digitali: «La Generazione Z è competitiva ed è cresciuta sapendo che non tutti possono essere vincitori. Sebbene preferiscano vincere per sé stessi, è sbagliato pensare che non lavorino bene con gli altri. Per ottenere il massimo, le organizzazioni devono avvalersi sia della mentalità collaborativa dei Millenials sia della motivazione della Generazione Z».

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