Lavoro, i dipendenti più soddisfatti dalla stabilità che dal salario

Una ricerca realizzata dalla Uil riporta la media degli stipendi di 11 diverse categorie analizzando cosa pensano gli addetti ai lavori, le differenze tra nord e sud e il gender gap

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Gli italiani con un lavoro dipendente? Soddisfatti del proprio posto, ma non dello stipendio. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal centro studi della Uil in collaborazione con Ipazia Ricerche. Lo studio è stato realizzato con la prospettiva della creazione di un Osservatorio permanente sulle retribuzioni in Italia. Nel nostro Paese c’è un vero e proprio esercito di lavoratori che guadagna in media 1500 euro al mese e che assegna un 7 alla qualità del proprio impiego. La stabilità del lavoro è premiata con un 7,4, mentre le prospettive di carriera non vanno oltre un 5,3 e le retribuzioni un 6,4.

I dati dello studio
Secondo la ricerca, effettuata su dati 2017, un dipendente in Italia guadagna mediamente 1500 euro al mese. Una cifra che grazie a tredicesime, quattordicesime o in presenza di eventuali buoni pasto o benefit, può crescere fino a 1600 euro. I salari più alti tra le 11 categorie vagliate dall’indagine, sono quelli del settore bancario che registrano 2.000 euro netti di media mentre l’agroalimentare denuncia buste paga decisamente più leggere con 1.1501 euro di media. Nel mezzo gli altri 9 settori: per i trasporti lo stipendio medio si aggira sui 1.650 euro, poco sopra quello dei metalmeccanici che registrano 1.536 euro, sempre medi. Nel tessile la retribuzione media è pari a 1.500 euro, poco più di quanto guadagnano in media nella Pa 1.460 euro e nella scuola, 1.446 euro. Ai lavoratori nei poteri locali vanno mediamente 1.430, agli edili 1.423, al settore delle comunicazioni 1.350 euro e al turismo 1.280.
E se è confermata la differenza retributiva tra Nord e Sud, 126 euro, e il gap di genere tra salari maschili e quelli femminili, 150 euro, è la contrattazione integrativa a fare davvero la vera differenza in termini di euro: tra chi la fa e chi non lo fa lo scarto può arrivare anche a 250 euro al mese.

Puntare sul benessere lavorativo
Come spiega il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, «i dati emersi da questa indagine confermano la fondatezza delle nostre preoccupazione e la validità delle nostre proposte. Il problema vero è che l’alto livello di tassazione falcidia i redditi dei lavoratori dipendenti ed è su questo punto che occorre intervenire. Inoltre, noi crediamo che si possa far crescere la produttività, senza sfruttamento, ma con il benessere lavorativo. Solo così si può invertire la tendenza che, oggi, continua a spingere al ribasso il valore netto dei salari dei lavoratori italiani».
E, in riferimento ai dati che vedono i dipendenti più soddisfatti della qualità del lavoro, ma non del salario, aggiunge: Nella graduatoria della soddisfazione dei lavoratori intervistati, le prospettive di carriera e i guadagni sono nella parte bassa della classifica, mentre nella parte alta si colloca la stabilità. Un valore, quest’ultimo, positivo proprio in ragione del fatto che il campione preso a riferimento è composto da lavoratori a cui è applicato un Contratto collettivo nazionale». L’indagine campionaria pilota ha coinvolto 1.044 lavoratori dipendenti, tutti contrattualizzati, e di tutti i settori.
«Fare una legge sul salario minimo – conclude Barbagallo – non vuol dire avere la certezza che poi venga applicata. Sono necessari più controlli per estirpare le radici del lavoro nero, da un lato, e serve più contrattazione, dall’altro».