Lavoro, i millennials preferiscono le società attente all’ambiente

Lo confermano una serie di ricerche pubblicate in occasione della giornata mondiale dell'Ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno

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Difendere l’ambiente che ci circonda è un regalo che le generazioni di oggi possono fare a quelle di domani. E l’attenzione alle tematiche green da parte dei millennials (la generazione che va dal 1980 al 194) si evidenzia anche in una serie di atteggiamenti indiretti. Come riporta una ricerca statunitense, rilasciata in occasione della Giornata mondiale per l’Ambiente e pubblicata dalla Cnbc, l’86 per cento dei millennials sarebbe pronto ad accettare una riduzione del suo stipendio pur di lavorare in una società che abbia a cuore le sorti del nostro Pianeta. Inoltre, secondo uno studio di GreenBiz, 2 giovani su 3 non lavorerebbero per un’azienda che non abbia un forte impegno in campo ambientale e l’85 per cento vorrebbe avere l’opportunità di farsi promotore del raggiungimento di obiettivi legati alla Csr (Corporate social responsibility).

Gli studi sul tema
Inoltre, come confermato da una ricerca americana pubblicata su Forbes, le modalità con cui un’azienda gestisce le proprie relazioni sociali, economiche e ambientali, va a influire sul suo successo. Dallo studio è emerso, infatti, che le politiche di responsabilità sociale porterebbero a un aumento del capitale annuo del 30 per cento. Secondo gli esperti del Gruppo Sodexo, che ha condotto una ricerca sui Work Place Trend, le aziende dovrebbero integrare la Csr in tutte le funzioni organizzative e coivolgere in prima linea i dipendenti nelle politiche di sostenibilità ambientale recuperando e aumentando così la loro fiducia.

Tuttavia, nonostante la volontà di fare del bene, molte aziende devono far fronte alla sfiducia di lavoratori e del mercato riguardo ai temi di responsabilità sociale. Come riporta il Guardian, infatti, il 63 per cento dei lavoratori ritiene gli amministratori delegati poco credibili e poco attenti a questa tematica. A questo proposito Fabian Dattner, attivista australiana e socio fondatore di Dattner Grant, spiega che «compiere scelte responsabili per il bene comune non è più sufficiente perché fiducia e leadership sono in crisi. Le aziende devono lavorare sulla ricostruzione della fiducia, sedendo al tavolo con i diversi team e accettandone le critiche anche se dure». Un pensiero condiviso da Marion Darrieutort, Ceo di Edelman: «La fiducia è il cuore di ogni attività e sta collassando ovunque. Per questo motivo è necessario creare una cultura aziendale dove business e responsabilità sociale siano allineate, dando ai collaboratori i giusti mezzi per far sì che il cambiamento avvenga».

Come migliorare in 3 passaggi il futuro di un’azienda
Le società, secondo gli esperti, dovrebbero concentrarsi su tre aree principali per poter migliorare il loro impatto sul futuro:

1-Ridefinire il significato di azienda socialmente responsabile
Le organizzazioni dovrebbero rendere conto del proprio impegno in materia di Csr sulla base di indicatori come l’impatto economico, la trasparenza e il benessere dei propri collaboratori.

2-Coinvolgere e ispirare i collaboratori
Le aziende dovrebbero impiegare le proprie energie in programmi globali che consentano ai collaboratori di entrare in contatto con colleghi e organizzazioni in tutto il mondo e avere un ruolo attivo nella ricerca delle soluzioni.

3-Superare la crisi di sfiducia
Le aziende devono intervenire per modificare il diffuso clima di sfiducia creatosi negli ultimi anni, permettendo ai collaboratori di diventare reali agenti del cambiamento sociale.

L’opinione degli esperti
Come afferma Stefano Biaggi, amministratore delegato di Sodexo Italia, «al giorno d’oggi, per eccellere, le organizzazioni devono prestare attenzione non solo agli aspetti economici della propria attività ma devono farsi promotrici del cambiamento nei confronti di problemi sociali e ambientali, posizionando i collaboratori in prima linea»
E l’importanza di coinvolgere i collaboratori è un pensiero condiviso da Pedro Tarak, presidente e co-fondatore di Sistema B International, organizzazione globale dedicata alle nuove economie che promuove la creazione di “B Corp” (aziende socialmente responsabili): «Chi dirige un’attività – spiega Tarak – deve riconoscere che gran parte della forza lavoro pensa che lo scopo delle aziende non sia solo aumentare i profitti. La nuova sfida per essere competitivi non è essere i migliori del mondo, bensì migliori per il mondo. Le aziende devono rapportarsi con i collaboratori a livello umano, consentendo loro di essere sé stessi e continuare a offrire l’opportunità di sostenere i programmi e le cause che ritengono importanti».
Dello stesso avviso è Jon Duschinsky, innovatore canadese con oltre vent’anni di esperienza nell’ambito delle Ong: «I collaboratori puntano i propri valori sul lavoro ed è per questo che vogliono vedere la propria azienda agire nel rispetto dell’ambiente e del progresso sociale».